Corte Dandolo a San Stae, nel Sestiere di Santa Croce

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Corte Dandolo a San Stae (Santa Croce)

Corte Dandolo a San Stae, nel Sestiere di Santa Croce

La famiglia Dandolo, antica e tribunizia, signoreggiò Gallipoli, Andro, Riva, ed altri luoghi della Grecia. Ebbe fino dal 1130 un Enrico patriarca di Grado, zio di quell’altro Enrico, eletto doge nel 1192, e celebre per la conquista di Costantinopoli.

Dei due figli del doge Enrico, Fantino fu patriarca di Costantinopoli, e Rainieri fu procuratore di San Marco, e valoroso guerriero. Egli morì in Candia per freccia avvelenata l’anno 1213, nell’atto che accorreva a sedare i tumulti di quell’isola. Da lui nacquero quel Giberto, che nel 1260 prese ai Genovesi quattro galere in un fatto d’armi, ove restò morto il Grimaldi capitano nemico; e quella Dandola che contrasse matrimonio col re della Rascia.

Anche Giovanni, figliolo di Giberto, venne eletto doge di Venezia nel 1280, e fu padre di quell’Andrea che, essendo stato nel 1295 sconfitto, e fatto prigione dai Genovesi, diede di cozzo più volte col capo nell’albero della galea, ed in tal guisa si tolse di vita. Altri due dogi della famiglia Dandolo conta Venezia, cioè Francesco, nel 1328, ed Andrea nel 1342.

Il primo era chiamato cane per soprannome avito, e non, come dicono alcuni, perché, spedito prima di salire al principato, quale ambasciatore al pontefice Clemente V, gli si gettasse ai piedi con una corda al collo, supplicandolo a liberar i Veneziani dall’interdetto, e fosse pareggiato dai cortigiani beffardi al cane, accorso a raccogliere le micche sotto la mensa del padrone. Bello della persona, oltreché prudente e valoroso, ebbe ai suoi voleri Isabella Fieschi moglie di Lucchino Visconti principe di Milano, venuta a Venezia per la fiera dell’Ascensione, ed in quella occasione datasi in preda alla più scandalosa licenza di costumi. Il secondo, uomo dottissimo, scrisse una cronaca veneziana, amò grandemente i letterati, e stimò di molto l’amicizia del Petrarca.

I Dandolo, che anche furono illustri per vari letterati, lasciarono memoria di sé in varie strade di Venezia. (1)

(1) Giuseppe Tassini. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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