Corte Dandolo a San Stae (Santa Croce)

0
807
Corte Dandolo a San Stae (Santa Croce)

Corte Dandolo a San Stae (Santa Croce)

DANDOLO (Sottoportico e Corte) a S. Luca. Giacciono dietro un avanzo d’antico palazzo, che guarda col prospetto la Fondamenta del Carbon, presso il quale l’abate Zenier fece scolpire, non sappiamo con quale fondamento, un’epigrafe indicante, essere questa la casa del doge Enrico Dandolo. Diciamo di non sapere con quale fondamento, poiché, per fatte ricerche, ci consta soltanto, e nulla più, che qui possedevano i Dandolo alcuni stabili fino al cadere della Repubblica. Né coglie nel segno il Fontana citando nell’Omnibus la cronaca Magno per provare che in questo sito torreggiava il palazzo fatto costruire da Rainieri, figlio del doge Enrico, giusta il comando paterno.

Infatti, il Magno nel volume V della sua cronaca, a pagine 68, cosi dice: Anchor scrisse m. lo doxe a suo fiol li fesse edifichar un palazo a S. Lucha sul Carni Grande, et mandoli de degne piere, et così fo edificando molto degno, segondo a quei tempi se usava, el qual adesso è de chà Contarini, ed è stato refato, zoè tutta la fazza davanti, et de mezza la corte fato caxete, et mudà la porta che era per mezo el frutariol, dove è adesso l’intrà nella Corte, dove è fatto le caxe d’affitar varda sul campo di la giesia de S. Lucha. E poi nel volume medesimo a pagine 141: In dito tempo (1361) el vene a Ven. el ducha d’Hosterich; alozò in la casa de chà Dandolo sopra el Canal Orando, a S. Lucha, che al presente è de cha Contarmi, et la sua famegia alozò in la casa contigua de chà Zane, che al presente è de chà Chorner della Piscopia. Da tutto ciò si vede chiaramente che il palazzo di cui parla il Magno è quello posseduto negli ultimi tempi dai Farsetti, ed attual sede del Veneto Municipio, palazzo che tutti concordemente credono dai Dandolo fabbricato, ed attiguo all’altro che appartenne ai Boccasi, agli Zane, ai Corner-Piscopia, ai Loredani ecc., con cui, per comodo del Municipio medesimo, venne di fresco messo in comunicazione.

La famiglia Dandolo, antica e tribunizia, signoreggiò Gallipoli, Andro, Riva, ed altri luoghi della Grecia. Ebbe fino dal 1130 un Enrico patriarca di Grado, zio di quell’altro Enrico, eletto doge nel 1192, e celebre per la conquista di Costantinopoli. Dei due figli del doge Enrico, Fantino fu patriarca di Costantinopoli, e Rainieri fu procuratore di S. Marco, e valoroso guerriero. Egli morì in Candia per freccia avvelenata l’anno 1213, nell’atto che accorreva a sedare i tumulti di quell’isola. Da lui nacquero quel Giberto, che nel 1260 prese ai Genovesi quattro galere in un fatto d’ armi, ove restò morto il Grimaldi capitano nemico; e quella Dandola che contrasse matrimonio col re della Rascia.

Anche Giovanni, figliuolo di Giberto, venne eletto doge di Venezia nel 1280, e fu padre di quell’Andrea che, essendo stato nel 1295 sconfitto, e fatto prigione dai Genovesi, diede di cozzo più volte col capo nell’albero della galea, ed in tal guisa si tolse di vita. Altri due dogi della famiglia Dandolo conta Venezia, cioè Francesco, nel 1328, ed Andrea nel 1342. Il primo era chiamato cane per soprannome avito, e non, come dicono alcuni, perché, spedito prima di salire al principato, quale ambasciatore al pontefice Clemente V, gli si gettasse ai piedi con una corda al collo, supplicandolo a liberar i Veneziani dall’interdetto, e fosse pareggiato dai cortigiani beffardi al cane, accorso a raccogliere le micche sotto la mensa del padrone.

Bello della persona, oltreché prudente e valoroso, ebbe ai suoi voleri Isabella Fieschi moglie di Lucchino Visconti principe di Milano, venuta a Venezia per la fiera dell’Ascensione, ed in quella occasione datasi in preda alla più scandalosa licenza di costumi. Il secondo, uomo dottissimo, scrisse una cronaca veneziana, amò grandemente i letterati, e stimò di molto l’amicizia del Petrarca. La brevità che ci abbiamo prefisso ci impedisce di parlare di Leonardo Dandolo, figlio del doge Andrea, che sostenne molte ambascerie, e concorse più volte al ducato; di Fantino figlio di Leonardo, legato a latere di papa Eugenio IV, e nel 1448 vescovo di Padova; di Gerardo Dandolo, capitano illustre nel 1438 contro il duca di Milano; di Pietro vescovo di Vicenza nel 1501, e nel 1507 di Padova; di Zilia, per ultimo, moglie del doge Lorenzo Priuli, incoronata con gran pompa nel 1566. I Dandolo, che anche furono illustri per vari letterati, lasciarono memoria di sé in varie strade di Venezia. (1)

(1) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

Print Friendly, PDF & Email

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.