Chiesa e Ospizio di Santa Maria Vergine Assunta o del Soccorso

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Chiesa di Santa Maria Vergine Assunta o del Soccorso - Dorsoduro

Chiesa di Santa Maria Vergine Assunta o del Soccorso. Ospizio. Ospizio secolarizzato

Storia della chiesa e dell’ospizio.

Chiamata da una troppo lubrica vita per impulso della Divina Misericordia ad un perfetto ravvedimento Veronica Franco, donna veneziana assai rinomata ai suoi tempi non meno per la sua venustà, cagione principale dei suoi inciampi, che per la sua letteratura, credette di dover dar a Dio un compenso dei suoi falli procurando di agevolare ad altre la maniera di ridursi alla strada della salute. Vedendo dunque quanto dilatato fosse il numero di femmine allacciare dal demonio nei sordidi piaceri del senso, intraprese nell’anno 1578 la fondazione di un pio luogo a loro ricovero.

Comunicato il suo pensiero ad alcuni devoti nobili, ed assicurata di loro assistenza, prese a pigione una casa assai sufficiente presso la chiesa dei Chierici Regolari, detti Teatini, nella quale raccolse molte miserabili traviate per educarle nei sentimenti di cristiana penitenza, supplendo con le sue, e con le elemosine, dei fedeli al bisognevole per il loro mantenimento. Fu ricevuta con applauso di ogni ordine della città una sì lodevole impresa, e dilatati i caritatevoli oggetti, fu stabilito di ricevere in quel ritiro anco quelle infelici maritate, che per la scorretta vita dei loro mariti erano in manifesto pericolo di perdizione.

Crescendo dunque il numero delle ricoverate, si pensò di mutar l’abitazione resa troppo ristretta in una più capace contigua alla Cattedrale di Castello, ove però per la qualità del sito troppo esposto ai pericoli per poco tempo si fermarono. Si offrì frattanto l’opportunità di un luogo più dilatato posto nella Parrocchia di San Raffaele, ove i protettori della pia opera nell’anno 1581 le fissarono stabile permanenza. Furono poi estese prudenti costituzioni per il governo del luogo, ed istituite due congregazioni, luna composta di nobili, e di cittadini, l’altra di nobili matrone, ma questa seconda ebbe la breve durata di soli tre anni.

Favorì poi la Divina Providenza con le elemosine dei fedeli l’avanzamento del pio conservatorio, in cui fu stabilito, che le donne raccolte vi si alimentassero, finché o fossero da Dio chiamate a servirlo in qualche monastero, o avessero l’incontro di qualche onesto matrimonio. Per la stessa assistenza del Divino aiuto poterono poi i governatori comprare le case prima prese a pigione, e ridurle con nuova fabbrica più stabili, e più adattate all’istituto, avutane prima la facoltà dal Maggior Consiglio con decreto emanato nel giorno 11 di gennaio dell’anno 1593.

Ottenuta poi nel giorno 20 del susseguente marzo la ecclesiastica permissione dal patriarca Lorenzo Priuli, si cominciò ad innalzare la chiesa non grande, ma ben ornata, la quale poi ridotta a perfezione fu nel giorno 3 di novembre dell’anno 1609, da Lorenzo Prezzato vescovo di Chioggia consacrata a Dio sotto l’invocazione di Maria Vergine Assunta in Cielo. (1)

Visita della chiesa (1733)

La tavola dell’altare con Nostra Signora sulle nubi, e abbasso molte donne è opera di Carletto Caliari figlio di Paolo. Due altre tavole nelle pareti, cioè alla sinistra Nostro Signore morto, alla destra la resurrezione sono opera del Naitlingher. Alcuni quadretti, ed ovati con azioni della vita di Nostro Signore, e della Madonna sono di Giuseppe Enzo. (2).

Eventi più recenti

Durò l’istituto fino al 1807, in cui le donne in esso raccolte concentraronsi con le Penitentidi San Giobbe, e si chiuse l’oratorio. Nel 1800 i locali del Soccorso vennero comperati dal sacerdote D. Marco Battagia poi parroco di Santa Maria del Carmine, per ospitarvi povere fanciulle abbandonate, sotto la direzione delle suore di Santa Dorotea. Ed in questa circostanza si avrebbe voluto anche ristaurare, e restituire
al culto divino la chiesa, ma non fu possibile mandar ad effetto il divisamente. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o vòlti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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