Chiesa di San Santa Margherita vulgo Santa Margarita

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Chiesa di San Santa Margherita vulgo Santa Margarita - Dorsoduro

Chiesa di San Santa Margherita vulgo Santa Margarita. Chiesa secolarizzata, campanile parzialmente demolito

Storia della chiesa

Sotto il governo di Pietro Tradonico, eletto doge nell’anno 836, Geniano Busignaco veneziano eresse ad onore della vergine e martire Santa Margarita una chiesa parrocchiale, che poi da Mauro piovano d’essa, e poscia vescovo Castellano nell’anno 853 fu (come riferisce l’abbate Ughello nei Vescovi castellani) solennemente dedicata, della di cui consacrazione prima che si riedificasse la nuova chiesa si celebrava l’annua memoria nel giorno 26 di marzo. Era l’antica chiesa (come la descrive il Sabellico) di una meravigliosa antichità, coperta da cupola dorata, e sostenuta da quattro gran colonne di marmo orientale; ma finalmente cedendo ai pregiudizi recatile dal lungo tempo non era nei principi del settimo secolo molto lontana dalla rovina. Accorse la pietà dei fedeli a rinnovarla, cosicché nell’anno 1647 si vide riedificata dai fondamenti in una assai ornata struttura. Sin dai tempi remoti fu arricchita col sacro dono d’una preziosa mascella della Santa vergine titolare, ignota per altro essendo la mano del benefico donatore.

Autentico documento per man di notaio stipolato nell’anno 1330 ci espone, essere stato accanto la sacristia della vecchia chiesa fabbricato con facoltà avutane dal vescovo di Castello Angelo Delfino, un angusto romitaggio, nel quale per convenzione stabilita col piovano, e coi preti della chiesa si elesse di vivere in perpetua chiusa abitazione una donna di quelle, che venivano chiamate Recluse per nome Bisina, dal qual romitaggio per angusto passaggio poteva portarsi fino alla sommità della cupola maggiore della chiesa, ove a piccola finestra ivi aperta interveniva e assisteva alla celebrazione dei divini uffici. Si riservò però la devota donna nell’obbligarsi al suo perpetuo ritiro la liberta di poter nella notte precedente alla solennità dell’Ascensione del Signore portarsi alla chiesa Ducale di San Marco per ivi acquistare l’indulgenza in tal giorno concessa, e tosto finite le sue preghiere ritornare alla chiusa sua abitazione. (1)

Visita della chiesa (1733)

La tavola dell’altare maggiore con la Santissima Trinità, e Santa Margherita con vari Angeli è opera del Petrelli. Dalle parti di detta due storie della Passione di Cristo è di Giuseppe Enzo. Dai lati poi della Cappella vi sono due quadri del Tintoretto, dell’uno alla destra Nostro Signore all’Orto, ed il lavare dei piedi; nell’altro alla sinistra la Cena. Sopra l’altare la Crocifissione è opera di Antonio Zanchi. Nell’altare della Madonna del Rosario la tavola con Nostra Signora e San Domenico è di Pietro Negri. Due quadri nella Cappella vicina alla Sacristia con due storie del Vecchio Testamento sono di Andrea Vicentino. Il soffitto con il Martirio di Santa Margherita è di Antonio Zanchi. L’ultima tavola alla parte destra uscendo di chiesa con la Vergine, ed un Santo armato è di Domenico Pasquali, come pure è dello stesso autore quella del Crocifisso con vari Santi. (2)

Eventi più recenti

La chiesa fu secolarizzata nel 1810, e poco dopo se ne atterrò in parte il campanile. Dopo aver servito per molti anni a magazzino, divenne nel 1882 tempio evangelico. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o vòlti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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