Monogramma eucaristico di Campiello de la Chiesa

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Monogramma eucaristico di Campiello de la Chiesa - San Marco

Monogramma eucaristico di Campiello de la Chiesa

Monogramma eucaristico in pietra d’Istria

Campiello de la Chiesa. È ignota l’origine di questa chiesa parrocchiale, ma il consenso dei più autorevoli ammette per certa la sua esistenza innanzi la prima metà del secolo XI. I Dondoli e i Pizzamano se ne vantano autori; fu ampliata e restaurata più volte; la prima per opera di Fantino Dandolo, vescovo di Padova, quando era non più che protonotario apostolico, l’anno 1442, con dare a quest’uopo alcune sue case vicine alla chiesa, ed aumentare nel tempo medesimo la rendita di essa. Quindi minacciando rovina verso la fine del secolo XVI, fu ricostrutta dalle fondamenta in più nobile guisa. L’anno 1827 crollò una parte della sua facciata, e fu tostamente restituita con un elegante prospetto di ordine corintio. Finalmente l’anno 1832, stando ancora per diroccare, fu soccorsa dalle cure del parroco attuale. Mercè lo zelo di questo pastore la chiesa fu ridotta nello stato che ora si vede, con selciarla di nuovo, sgomberarla dei frastagli che ne alteravano la semplicità e raccogliere nell’attiguo cortile le antiche memorie, acciocchè, siccome suole in simili occasioni, le non andassero smarrite. In questa chiesa fu instituita da tempo immemorabile una Scuola o confraternita dell’arte dei pittori, fra le antichissime di Venezia, morta di morte naturale, fondata che fu l’Accademia di pittura. La dignità parrocchiale risiedette nella chiesa di San Luca fin dalla origine sua. Le riforme del 18I0 tornarono a suo vantaggio, poiché ne fu cresciuta in quella stagione di tutto il circondario appartenente alla parrocchia di San Benedetto, e della miglior parte di quello che era di ragione della parrocchia di San Paterniano, ambo le quali furono allora soppresse. Cosi pure si aggiunsero ad essa alcune contrade delle parrocchie di Sant’Angelo e di San Salvatore; ma ella dovette cederne alcune delle sue a quest’ultima ed alla parrocchia di San Marco. Questa chiesa era ricca di ragguardevoli dipinti. La pala del secondo altare, con San Paterniano, San Luigi Gonzaga in abito di principe, San Pietro ed altri Santi, dipinta fa dal professore Odorico Politi; nella quale ciascuno vede correzione di disegno e buon colorito. Quella dell’altar maggiore, famoso capolavoro di Paolo Veronese, in cui si ammira la sapiente disposizione dei lumi, l’armonia delle figure, l’arditezza degli scorci, e l’amore con cui è condotta, rappresenta San Luca seduto sul mistico bove, al quale scrivente il Vangelo appare Nostra Donna in gloria. Due quadri laterali vi avevano di Alvise del Friso, e in quello rappresentante la comunione degli Apostoli, una figura barbuta, ritratto del famosissimo infame Pietro Aretino; il quale altri negano, altri asseriscono sepolto in questa chiesa medesima. Nel secondo altare, al lato sinistro della chiesa, la pala con San Lorenzo Giustiniani e di Carlo Loth. Il soffitto, dipinto da Domenico Bruni, da Francesco Zanchi e da Giambattista Lorenzetti, fu rifatto da Sebastiano Santi. Finalmente nel picciolo atrio appresso la cappella sinistra verso l’altar maggiore è il busto del predetto pittor bavarese Giancarlo Loth qui morto l’anno 1698. Nel vicino cortile sono raccolte le iscrizioni che prima stavano in chiesa, e si apparecchiano monumenti ad alcuni uomini illustri, fra i quali Gianjacopo Farsetti che molto meritò nella guerra di Candia. (1)

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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