Il Capitello della Loggia esterna di Palazzo Ducale con i Peccati capitali

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L'invidia. Con il drago sulle ginocchia e le serpi sul capo. Capitello Loggia esterna Palazzo Ducale

Il Capitello della Loggia esterna di Palazzo Ducale con i Peccati capitali

Il Capitello della settima colonna, dalla Porta della Carta, della Loggia esterna inferiore del Palazzo Ducale, rappresenta scolpiti sette peccati capitali.

L’Accidia. Rappresentata come una giovanetta seduta, vestita d’imbusto assettato alla persona ed ampia gonna. Con la destra impugna un secco alberello, e colla sinistra un altro ne abbraccia, ambi piantati dinanzi a lei. Reclina il capo a destra, come di persona spensierata. Sull’abaco è scritto: ACCIDIA ME STIGIT.

La Vanità. Rappresentata come una giovanetta seduta, coperta di lunga ed ampia veste discinta, e al petto increspata, fornita di bottoncini lungo le strette maniche e nell’estremo contorno del collo. Ha il capo coronato di serto regale e nella sinistra ostenta uno specchio rotondo, nel mentre porta la destra al petto, come invitando gli astanti a guardare le sue bellezze e l’addobbo di sua persona. Sull’abaco è scritto: VANITAS IM ME HABVDAT.

La Invidia. Rappresentata come una donna giovane, seduta con due serpi annodati alle tempie a guisa di corona, le cui teste guizzanti sono in direzione opposta fra loro. Tiene sulle ginocchia un piccolo drago, al quale accenna con l’indice della destra un oggetto qualsiasi, affinchè lo divori. Ha veste stretta al petto a pieghe minute, fermate superiormente al largo contorno del collo; maniche succinte abbottonate all’estremità. Sull’abaco del capitello si legge: IVIDIA ME COBVRIT.

La Lussuria. Rappresentata come una donna giovane seduta; veste tunica discinta molto diffusa, ed i capelli ha raccolti in due ciocche fluenti dietro le spalle, circondati però sulla testa da un mastro. Tiene con la sinistra uno specchio rotondo guardandosi in esso. Sull’abaco è scritto: LVXVRIA SV STERCINFERI.

La Gola. Rappresentata come una donna giovane. Veste abito cinto a lombi, ed a maniche strette, ed ha il capo acconciato come si  usava nel secolo XV, cioè con reticella, che lascia vedere i capelli sulla fronte divisi in due parti. Impugna con la destra una tazza, e con la sinistra tiene una coscia di pollo che avidamente divora. Sull’abaco è scritto: GVLA SINE ORDINE SVM.

La Superbia. Rappresentata come un soldato giovane, armato il petto di corazza ornatissima, ed elmo in testa recante due corna, secondo il costume dell’evo-medio. Nella destra, spada alzata; nella sinistra, scudo, su cui è operato in rilievo il capo di un leone. Sopra è scritto: SVPERBIA PREESSE VOLO.

L’Ira. Rappresentata come una vecchia scarna, in atto di lacerare od aprire impetuosamente la veste che la copre, in guisa da lasciar vedere la sottoposta camicia. Ha i capelli sparsi all’aria, e guarda iratamente il cielo. Sull’abaco è scritto: IRA CRVDELIS E IN ME.

L’Avarizia. Rappresentata come una vecchia magra e brutta, coperta da una veste semplice, stretta a fianchi da un cordone sul davanti annodato. Ha pannolino in testa quasi a modo di cuffia. Stringe in ciascuna mano una borsa gravida d’oro, e guarda smaniosa chi le sta di fronte, temendo non le venga tolto l’oggetto delle sue cure, che sì gelosamente custodisce. Sull’abaco è scritto: AVARICIA AMPLETOR. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume III. Francesco Zanotto. Venezia 1861

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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