Il “fuogo grande” a Ca’ Corner

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Ca' Corner. Sestiere di San Marco

Il “fuogo grande” a Ca’ Corner

Nella notte del 16 agosto del 1532, festa di San Rocco, si appiccò il fuoco nel palazzo a San Maurizio, che il procuratore Zorzi Corner aveva acquistato dai Malombra da la bella casa per ventimila ducati. Era questo palazzo, oggi sede della Prefettura, uno dei più belli del Canal Grande, anzi, dice il Sanudocaxa belissima e la più bella di Veniexia e potria dir de Italia, signoril, magnifica et comoda, se brusoe tutta“.

La causa dell’incendio fu subito conosciuta: da Cipro, dove i Corner possedevano la celebre Commenda, erano giunte moltissime casse di zucchero e di cotone. Lo zucchero era bagnato e per farlo indurir fu messo in una grande camera “et si portava carbone impiado (acceso) sopra fogere per scaldarlo et sugarlo“. Ma il fuoco acceso nei bracieri non fu spento durante la notte, e per quel gran calore il pavimento di legno e le travi a poco a poco bruciarono tanto che, verso le cinque del mattino, il fuoco divampò. Appena si videro le fiamme, le campane di San Maurizio, di Santa Maria Zobenigo, di San Vidal suonarono a martello e lungo tutto il Canalazzo si gridava. “Fuogo grande a ca’ Corner“.

Accorse gente da tutte le parti, molti entrarono nel palazzo per stuar e molti per robar, mentre le fiamme invadevano tutto e le faville andavano fino a San Vio. Ad un tratto precipitò la facciata con immenso fragore seppellendo “cinque homeni et altri tre si butarono a l’acqua, ma le piere li dete adosso né più fo visti“.

Racconta il Sanudo che tutto “se brusoe” e rimase soltanto “la riva con le colonne et in ore octo si potè dir l’incendio di Troia, ma mazor, che nulla restoe in piè e fo tutto un monte de piere, de sassi, de marmi“. Si bruciarono alcune cose della regina di Cipro, amia (zia) dei Corner di San Maurizio, la maggior parte fu salvata da alcuni valenti uomini i quali “butorono zoso di le finestre robe“.

Fu una grande distruzione, ma molta roba venne anche rubata e la Quarantia criminale il 22 agosto emanava un bando, ponendo taglia di cento ducati a chi scoprisse “le robbe è sta robade a l’incendio de ca’ Corner“. Il palazzo intanto venne subito rifabbricato, ed i Corner affidarono l’impresa a Jacopo Sansovino. (1)

Giovanni Malgarotto. Il Gazzettino. 12 novembre 1925 e Marin Sanudo. I Diari Vol LVI

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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