Marco Bragadin, cittadino di Cipro, un alchimista a Venezia

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Sala della Quarantia Criminal. Palazzo Ducale

Marco Bragadin, cittadino di Cipro, un alchimista a Venezia

Il giorno dell’Epifania del 1590 fu ricevuto in Palazzo Ducale messer Marco Bragadin, cittadino di Cipro, accompagnato dal conte Martinengo di Brescia e da altri gentiluomini bresciani, e fu ricevuto nella sala della Quarantia dove c’erano il Doge ed i suoi Consiglieri, i Capi della Quarantia, i Provveditori di Zecca ed alcuni Senatori, il Bragadin si era offerto di formar l’oro, con una sua meravigliosa invenzione, sotto gli ochhi dello stesso doge che era allora il buono e religioso Pasquale Cicogna.

L’esperimento ebbe luogo nel caminetto della sala; fu comperato il mercurio dallo scudiero del doge, vi si aggiunse una polvere color arancio, la polvere trasmutatrice, ed un pezzetto di altra materia e lo stesso Bragadin invitò il doge e seguire attentamente i fenomeni del processo. “Serenissimo Principe, Vostra Serenità sia contenta venire ancor lei, perché l’opera si fa a sua contemplatione“. “Et sua Serinità si levò, et venne a vedere, standovi un poco; et il clarissimo Querini si sento per alquanto spatio sopra una sedia vicino al foco” che era ravvivato di continuo dagli stessi patrizi. Raffredato il crogiuolo, ne fu estratto un pezzo d’oro.

Messer Marco Bragadin, già frate cappuccino, era venuto allora di Francia e scialava da gran signore banchettando e divertendosi a Brescia. Il Consiglio dei Dieci chiese informazioni ai rettori di quella città su quelle spese ingenti e seppe con lettera dei rettori 30 ottobre 1589, che il Bragadin traeva i suoi copiosi profitti convertendo l’argento vivo o mercurio in oro, e di quel segreto aveva già preparato tanto materiale da ricavarne più di cento mila zecchini.

Pensò allora la Repubblica d’invitarlo a Venezia per vedere la meravigliosa invenzione ed egli difatti giunse a Padova il 25 novembre scortato da bombardieri mandati ad incontrarlo. Giunto a Venezia fu ospitato da principe nella casa dei Dandolo e dopo lungo tergiversare, messo alla fine con le spalle al muro, si decise al famoso esperimento d’innanzi al Doge.

Il Bragadin assicurava che del suo oro “erano stati fatti cimenti grandi, et è stato conosciuto finissimo“, ma così non la pensarono i Provveditori della Zecca che, dopo due giorni dall’esperimento dichiararono con giuramento i risultati dell’assaggio: l’oro apparente era una lega di mercurio e di rame. Il Consiglio dei Dieci, conosciuta l’impostura del Bragadin, decretò subito che egli fosse in perpetuo bandito dal territorio veneto e lo scaltro ciarlatano riparò allora in Baviera chiamato da quell’Elettore.

Ma in Baviera non ebbe fortuna poiché nel 1591 fu impiccato come truffatore, stregone, ladro, falsario ed altre simili aggiunte che dichiaravano solennemente la qualità ed essenza di messer Bragadin cittadino di Cipro. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 2 marzo 1924

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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