Le regate curiose nel Settecento

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Regata delle Befane sul Canal Grande a Rialto

Le regate curiose nel Settecento

Nella seconda metà del Settecento la vita a Venezia era allegra: quasi non c’era giorno che non ci fossero sagre e cerimonie, proverbiali le rumorose feste carnevalesche, i lunedì di Santa Marta e quelli del Lido, la festa dell’Ascensione e la sua fiera, i “freschi” d’estate lungo il Canal Grande, i giochi nei campi, le danze e musiche all’aperto, i sontuosi banchetti nei palazzi, le chiassose cene nelle osterie popolari. Era gaia la vita a Venezia: si rideva, si scherzava, si cantava e specialmente nel popolo ogni motivo era buono per fare baldoria.

Il 17 ottobre dell’anno 1773 al traghetto di San Samuele sorse l’idea di fare una regata tra i più vecchi gondolieri veneziani che avessero passata l’ottantina; l’idea piacque e tutti si misero d’accordo per la buona riuscita dello stravagante progetto.

Corse la voce per Venezia, parecchi furono gli entusiasti della gara e qualche giovane patrizio come Alvise Mocenigo di San Samuele, Giustino Renier, Leonardo Basadonna e Zuanne Cassetti di San Stae al Ponte del Ravano dettero alla “fragia del traghetto di san Samuele” cinquanta ducati ciascuno per i premi e per le spese: tre premi, il primo di cinquanta ducati, l’altro di quaranta, il terzo di venti, il rimanente della somma per le spese delle bandiere, del palco al traghetto, della cena all’osteria.

Il 27 ottobre avvenne la regat: erano sette vecchioni, il più giovane aveva passato l’ottantina di qualche mese; il tragitto era dalla punta della Salute al convento di Santa Lucia e ritorno fino al traghetto di San Samuele, dove il palco dei premi era addobbato con piccole bandiere di San Marco, damaschi e tappetti; sulle rive, sulle fondamente, sul Ponte di Rialto una gran folla di gente allegra, spensierata, chiassosa.

Ritti sulla poppa della loro gondola i vecchioni sorridevono; avevano la vogata classica del provetto gondoliere, maestosa, un po’ lenta ma regolare; l’occhio studiava attento il corso dell’acqua e i primi tre furono Pietro Mora di anni ottantasei, Nane Chiozoto di ottantadue e Anzolo Armelin di ottanta “sonadi“, e mai per il Canal Grande si udirono tanti applausi, tante grida festose, tanto baccano di voci allegre, benevole, quasi affettuose per quei vecchi ma ancora buoni maestri del remo. Tutti i vecchioni ebbero indistintamente regali in denaro dai numerosi patrizi e dalle gentildonne che con viva curiosità avevano assistito alla non comune regata.

Un’altra gara curiosa e strana fu data sedici anni dopo e fu tramandata alle posterità da una poesia scherzosa a stampa intitolata: “Canzonetta nuova sopra la Regata dei gobbi che è stata fatta nel Canal grande in Venezia il giorno 29 maggio 1789 composta da Girolamo Toscan servitor de barca sora l’aria de la Canzone del Giazzo“.

Infatti i vogatori erano sei gobbi, “dalle gobbe vistose“, e l’idea fu “de li erbaroli de Rialto” che si tassarono fra loro per render la festa più bella e divertente. In “Erberia“, sulla sponda che guarda il Canal Grande vicino al palazzo dei Camerlenghi era stata costruita la “Macchina” d’arrivo per la dispensa dei premi, una specie di pagoda a festoni di fiori e di stoffe variopinte, e i mercanti di Rialto, gente laboriosa e allegra, avevano allestito parecchie barche con eleganza e ricchezza per far corteggio ai regatanti e render lo spettacolo più gradevole.

I sei gobbi, su barche ad un remo, partirono dal palazzo “ca’ Balbi in volta de canal“, giunsero fino al convento di Santa Chiara, rifecero il Canal Grande e primi arrivarono a Rialto Brombo di Chioggia, Mambrin della Giudecca, Pierotto da Muran e Diavolin della contrada di ca’ Rampani. La gran folla alle finestre dei palazzi, sulle rive, sui traghetti, sulle fondamente al passaggio dei sei campioni gibbosi, ai loro sforzi sgraziati per vincere la prova, prorompeva in grida, in risa, in frizzi satirici.

Compenso ai regatanti giunti in bandiera fu il premio in bei ducati sonanti, e a tutti sei la lauta cena, con vini generosi, offerta all’osteria all’insegna “del Gambero” a San Matteo di Rialto.

A queste regate originali fatte sul Canal Grande altre se ne aggiunsero nei canali delle singole contrade; nel canale della Misericordia si fece la gara “de li Scoazzeri“, in quello di Cannaregio la corsa delle madie impeciate, alla Giudecca la regta “de li puti“, a San Marziale quella delle vecchie cortigiane a riposo, e così Venezia, verso la rovina, spensieratamente si divertiva. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 11 settembre 1931

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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