Antonio Centani, l’eroe e martire di Modone

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Palazzo Centani. Sestiere di San Polo

Antonio Centani, l’eroe e martire di Modone

Centani, Zentani o Zantani; le cronache non vanno d’accordo chiamando la famiglia era con l’uno ora con l’altro nome, però la tradizione chiama il palazzo di San Tomà ca’ Centani ed è quel palazzo di stile archiacuto nella angusta Calle dei Nomboli dove nacque nel 1707 Carlo GoldoniAntonio Centani, di Marco e di Barbarella Froncon, fu della famiglia il più illustre, non solo per le sue doti di cuore e di mente, ma per il suo amore alla patria di cui fu astuto difensore, eroe nelle gesta, martire nella morte.

Nel 1474 era castellano di Scutari nell’Albania quando i turchi l’assediarono; sostenne egli con grande valore la fame ed il nemico e ricorse all’astuzia per vincere poiché sperando i turchi di prendere la piazza per fame, Centani cercò d’ingannare tale speranza e vi riuscì come Sansovino brevemente racconta: “Ingrassati alquanti castrati et quelli facendo vista fossero fuggiti, mise fuori di Scutari. I barbari non intesero l’artificio ed veduti li animali pensarono che nulla dovesse mancare ai soldati et laonde disperati levarono l’assedio et la guerra“.

Ma dove scomparve l’astuzia, si affermò l’eroismo e si venne poi al martirio a Modone, la gran porta strategica dei veneziani nella Morea. Le notizie della presa di Modone giunsero a Venezia alla metà di agosto del 1500, e lette le lettere in Senato, in tutti il dolore fu grandissimo come di grave lutto personale. Narra il Sanudo nei suoi Diari che i Senatori usciti dal Consiglio trovarono la corte del Palazzo piena di popolo silenzioso e triste ed essi “venivano muti et di malla voia, che in verità non so che non avesse fatto lacrimar, niun parlava, tutti si dileva perché Modom fu edificato per Venitiani et è una porta di Veniexia“.

La difesa fatta da Antonio Centani fu davvero prodigiosa; si combatteva giorno e notte poiché i tuchi, protetti dall’oscurità, tentavano sempre nuovi assalti e le donne stesse correvano in aiuto dei combattenti, ma purtroppo la fame batteva a grandi colpi sulla misera città e si dovette ricorrere ai cani, alle erbe dei campi, alle carni di animali già morti. I turchi verso il 15 luglio dettero un poderoso assalto e riuscirono a sfondare le prime linee dei difensori; fu come un gran crollo improvviso che la fame aveva indebolito i corpi e le coscienze, ed apparve allora nel mezzo della piazza, come un dio terribile, Antonio Centani armato di spada e mazza e come un fulmine seminare la morte finché fu circondato, preso, legato.

Qui comincia il martirio di quel fulgido eroe; schermito e deriso per ben tre giorni fu condotto ludibrio per il campo turco, ed all’alba del quarto fu chiuso strettamente fra due tavole, solo la testa era libera, ed in presenza delle truppe fu segato vivo a mezzo il corpo. Così moriva per la sua patria questo eroe, modesto nella sua grandezza, impavido nel suo martirio, dimenticato dopo la sua morte. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 19 aprile 1924

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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