I mercati di Venezia

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Favretto Giacomo. Il mercato in Campo San Polo (foto dalla rete)

I mercati di Venezia

Venezia, come tutte le città del Veneto, aveva i suoi mercati settimanali e fra questi, quello che durò più tempo ed ebbe sede invidiabile, fu il mercato che si teneva ogni sabato in Piazza San Marco. E di tale mercato se ne vedovo ancora le vestigia, poichè a circa un centinaio di metri dalla porta maggiore della Chiesa, dalla parte delle Procuratie Nuove si scorge tuttora una striscia di pietra bianca con l’iscrizione per “l’arte dei Zavatteri 1625” indicante il posto assegnato ai ciabattini per l’esposizione della loro mercanzia.

In Piazzetta dei Leoni c’era il mercato degli erbaggi e la Piazzetta allora si chiamava delle Erbe, come quella famosa di Verona, e soltanto nel 1722 cambiò il suo nome in quello dei Leoni, per i due leoni di marmo rosso scolpiti da Giovanni Bonazza, dietro commissione del Doge Alvise Mocenigo.

Ma il mercato più antico che la storia veneziana ricordi e il famoso mercato di Castello, che si teneva sul piazzale della Chiesa di San Pietro il sabato di ogni settimana fino dal 1250, e che era immune per concessione ducale, da ogni balzello, ed era tale, per magnificenza di prodotti, da poter gareggiare con quelli di Pavia e di Campalto, annoverati allora fra i principali mercati d’Italia.

Ogni mercoledì invece c’era mercato a San Polo, ma questo era dapprima un mercato speciale riservato alle stoffe, ai panni, alle drapperie, e la cronaca dell’Agostini, a proposito di tale mercato, racconta un aneddoto curioso, che mise a rumore tutta la contrada e dovette intervenire la giustizia.

Era venuto a Venezia, nel 1450 un francescano discepolo di San Bernardino, chiamato frate Santo il quale con la sua eloquenza attirava alle prediche grandissimo numero di ascoltatori. Un mercoledì si pose a bandire la parola di Dio proprio in Campo San Polo, e scagliandosi contro le mondane vanità e contro il lusso delle donne, fece accendere dai ragazzi un gran fuoco, e prese dai banchi del mercato quante più stoffe poteva, cominciò a bruciarne quante più potè: franze, fresse, zendadi e drapi. Il tafferuglio fu grande ma durà poco, poiché frate Santo dovete battere a gran furia il tacco, seguito dalle urla dei mercanti.

Il mercato di San Polo, caduta la Repubblica, si tenne il sabato, e la mercanzia era distesa su delle stuoie di canne ma era ormai divenuta una fiera fredda di roba vecchia, e le stiore de San Polo passarono in proverbio, per indicare roba usata, logora e frusta.

Il mercato settimanale di San Marco cessò verso la metà del 1700, ma molto prima cessava il mercato delle Erbe della Piazzetta, che però ne conservò il nome, come si è detto, fino al 1722. Questo fu assorbito dall’Erbaria di Rialto; mentre il mercato di San Marco passò per qualche tempo in Campo San Stefano.

Nel 1700 era tradizione la passeggiata, ai primi albori, in Erbaria a Rialto,dei patrizi reduci dai casini di gioco, dai balli, e dal Ridotto. Si andava per bere il caffè da paron Marco, caffettiere all’insegna del Gobbo, sotto i portici di San Giacometto, e qualche volta ci andò amche Goldoni, in bautta, alla ricercadi qualche soggetto da mettere in luce nelle sue commedie immortali. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 4 settembre 1923

FOTO: dalla rete. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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