Cippo porta pennone di Campo San Luca

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Cippo porta pennone di Campo San Luca - San Marco

Cippo porta pennone di Campo San Luca

Cippo in pietra d’Istria, la parte terminale del pennone è decorata con un globo dorato. Sul lato frontale del pilone sono scolpiti, dall’alto in basso: un leone marciano in “moeca”, il simbolo della Scuola Grande della Carità, e San Luca patrono della Scuola dei Pittori. Sugli angoli smussati del cippo sono incisa le date: MDCCXCI e MCMXIII. Sui fianchi sono incise altre scritte: R° 1337 e R° 1343.

Campo di San Luca. Nel mezzo di questo campo sorge un piedestallo di marmo il quale sostiene l’antenna con lo stendardo. Credono alcuni, scrive il Gallicciolli, che lo stendardo il quale si vede sempre nel campo di San Luca, indichi ivi essere il centro, ovvero il mezzo della città; veramente questa opinione può correre, se s’intenda di un mezzo moralmente preso. Scrive quindi il Sansovino: San Luca situato nell’ombelico della città, onde per ciò si vede nella piazza una stilo di confinano senza pennone, e fu opera della famiglia Dandolo. Ma da ben accreditato cronista altrimente cosi si scrive: «Nella congiura di Baiamonte una porzione di ribelli, essendo stata sconfitta a San Luca principalmente dal guardiano della Carità, sopravvenuto con molti dei suoi fratelli di scuola, e alcuni dell’arte dei pittori, in memoria di ciò, scrivono che fu stabilito alzare lo stendardo in campo a San Luca, e nella banderuola mettere il segno di quella scuola e di quell’arte.» Nel piedestallo sono scolpiti gli anni 1310, che è quello della sua erezione, e 1791 e 1837 in ambo i quali fu restaurato. Ragguardevole in questo campo è anche la farmacia, di ragione della ditta Ongarato e Comp. sotto la doppia insegna della Vecchia e del Cedro Imperiale, e riccamente fornita di ogni sorta di medicinali, siccome pure di quelli apparecchiati secondo gli usi di Londra, di Edimburgo, di Vienna, di Parigi e di Berlino. (1)

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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