La Festa di Santa Barbara, e la cerimonia de “cavar bala d’oro”

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Scuola di Santa Barbara dei Bombardieri. Santa Maria Formosa. Sestiere di Castello

La Festa di Santa Barbara, e la cerimonia de “cavar bala d’oro”

Cavar bala d’oro” è un vecchio detto veneziano che vive anche oggi e si adopera per indicare una qualche fortuna toccata, o quando qualcuno tra due partiti ha scelto il migliore, oppure si è astenuto di propria volontà da una intrapresa che gli avrebbe recato danno.

Antichissimo adagio che risale al 1297 quando avvenne nella Dominante uno dei più notevoli fatti di politica costituzionale, conosciuto erroneamente con il nome di “Serrata del Maggior Consiglio” che, statuito il privilegio ereditario, dava ai nobili la padronanza dell’esclusivo esercizio dei diritti sovrani. Però la casta, che in sè restrinse per sempre il reggimento dello Stato, si cinse di rigide discipline intese a mantenere il decoro e l’autorità, e per la serietà delle deliberazioni, impose che i membri del Maggior Consiglio avessero compuito i venticinque anni, pur concedendo, per sorteggio privilegiato, a trenta giovani nobili l’ammissione al Consiglio anche se non avevano ancora compiuta l’età legale prescritta.

Tale concessione si ripetè ogni anno fino alla caduta della Repubblica e i concorrenti dai venti ai venticinque anni non compiuti, dopo aver presentato agli Avogadori, gelosi custodi del famoso Libro d’oro, i loro documenti comprovanti la legittimità dei natali e la nobiltà delle nozze paterne, si riunivano il 4 dicembre, giorno consacrato a Santa Barbara, nella sala del Colegio nel Palazzo Ducale dove risiedeva il doge con ai lati i sei Consiglieri, i Savi, i capi del Consiglio dei Dieci e il Cancelliere grande.

Sopra un tavolo, coperto da un ricco tappeto d’Oriente, stava l’urna che conteneva trenta palle d’oro e le altre bianche a completare il numero dei concorrenti; il Cancelliere grande chiamava ad uno ad uno i candidati che estraevano dall’urna la palla e se avevano la fortuna “de cavar bala d’oro” erano senz’altro eletti “de Maiori Consilio“. Festa grande per i nobili ai quali la sorte aveva sorriso: vestivano da quel giorno la toga patrizia cospicuo banchetto in famiglia con parenti e amici, e il giorno dopo il nuovo eletto veniva condotto a Rialto e a San Marco, presentato ai vecchi patrizi, raccomandato ai più autorevoli per averne la protezione.

Nel Settecento era costume che i trenta eletti, chiamati dal popolo “i bala d’oro de la barbarela“, cioè della festa di Santa Barbara, si recassero appena avvenuta l’elezione alla malvasia in Calle del Rimedio a Castello dopo il Ponte de l’Angelo, per un breve rinfresco da darsi agli amici, rinfresco ordinato già dai loro barcaioli che attendevano notizie nel cortile del Palazzo Ducale e riprodotto nei disegni della raccolta Grevembroch, di origine olandese ma di nascita veneziana, conservati oggi nel nostro Civico Museo.

Era il quattro dicembre non solo giorno di festa a Palazzo, ma anche giorno di allegrezza per i Bombardieri che avevano il loro altare nella chiesa di Santa Maria Formosa in cui entro cornice marmorea, sta il celebre dipinto di Jacopo Palma il vecchio, suo primo capolavoro, creato, sembra, in età giorvanile, sui primi anni del Cinquecento, e per cui il suo nome risuonò di un tratto famoso accanto a Giorgione e a Tiziano.

In questo altare nella mattina del quattro dicembre venivano a pregare i concorrenti alla “bala d’oro“, a questo altare c’era in quel giorno grande e solenne funzione dei confratelli bombardieri, ma tutti borbottando le loro orazioni avevano gli occhi rivolti al magnifico dipinto di Santa Barbara, la bella santa seguace di Cristo, liberata, secondo la leggenda, dalla prigionia, essendo crollata per portento divino la torre ove stava rinchiusa d’ordine del padre pagano.

Scelta dai bombardieri a loro patrona, come lo dimostra il cannone posto ai suoi piedi, la tradizione vuole che il Palma abbia preso a modello una Violante splendido tipo di fiorente bellezza femminile veneziana. Questa stupenda bellezza, sembra abitasse nella contrada di San Marcuola, e non solo fu presa a modello dal Palma nella sua Santa Barbara, ma pure dal Tiziano, che di bellezze procaci se ne intendeva, la volle ritrarre nella sua formosissima Flora, oggi conservata negli Uffizi a Firenze. E fu ancora Palma il vecchio che pensò di ritrarla col suo vero nome nella sua “Violante“, magnifica pittura custodita ora nella Galleria del Belvedere a Vienna. Ma solo il Tiziano amò caldamente questa donna che ebbe un fascino tale nella sua scultorea bellezza da rendersi immortale nella grande arte del Cinquecento.

Così passava il 4 dicembre di ogni anno ai tempi della Serenissima: “cavar bala d’oro” a Palazzo, funzioni solenni a Santa Maria Formosa, ma nel pomeriggio con lauti banchetti si festeggiava Santa Barbara, la protettrice delle armi dotte, la bella santa che il popolo invocava nei temporali tra il rimbombo dei tuoni e lo scrosciar della pioggia. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 4 dicembre 1932

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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