Il Ponte del Redentore, sul Canale della Giudecca

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Ponte votivo del Redentor, sul Canale della Giudecca

Il Ponte del Redentore, sul Canal della Giudecca

Il 21 luglio del 1577 il Senato proclamò Venezia finalmente liberata dal contagio della peste che durava dal 1575, e stabilì, a ricordo del faustissimo giorno, che la terza domenica di quel mese fosse destinata alla visita votiva con processione nell’erigendo tempio del Redentore alla Giudecca. A compiere la devota funzione non si volle attendere che il tempio fosse eretto, e si costrui un ponte con navigli e galee dalla Piazzetta di San Marco a San Giovanni della Giudecca.  

Negli anni successivi il Doge e la Signoria si recavano nella forma più solenne a visitare il tempio e ad ascoltare la messa, ma non andavano, come era consuetudine per le altre uscite pubbliche con i cosidetti Peatoni dogali, bensi a piedi, e una processione composta da tutto il clero, dai monaci e dalle Scuole grandi partiva da San Marco e si univa al Doge, nella pia visita. La processione passava su due ponti su barche, uno sul Canal Grande tra San Moisè e l’Umiltà, e l’altro che dalle Zattere arrivava, attraversando il canale della Giudecca, proprio di fronte alla chiesa del Redentore

La popolazione intera prendeva parte alla solennità e il tempio, tutto adorno di fronde e di fiori, durante la giornata veniva visitato da migliaia di persone. Fu per questo grande intervento del popolo che un po’ alla volta la festa religiosa si cambiò in festa popolare, in una sagra, nella più celebre e più bella delle sagre veneziane.

I due ponti votivi sul Canal Grande e sul Canale della Giudecca, venivano aperti al sabato sera, quando nella chiesa si iniziavano i Vespri. E allora comincia la folla a riversarsi nell’isola della Giudecca, entrava nel tempio, si spargeva sulle fondamenta, nelle calli, e negli orti vastissimi.  In tutta l’isola, su centinaia di tavole, sopra fresche foglie di vite si formano le piccole piramidi di more de morer, mentre da centinaia di cesti enormi trabocca il finocchio fresco, el fenoceto del Redentor, di cui nessuno poteva privarsi, frutto simbolico della sagra.  (1)

(1) La Vita Italiana RIVISTA ILLUSTRATA ROMA SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI 1896

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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