Pozzo di Campo Santa Maria Zobenigo

0
199
Pozzo di Campo Santa Maria Zobenigo - San Marco

Pozzo di Campo Santa Maria Zobenigo

Vera: in calcare rosso di Verona di forma cilindrica con una cornice quadrata con quattro archi sui lati e quattro vele agli angoli. Su un angolo della vera è presente un beccuccio di fontana funzionante. Base: quadrata. Copertura: lastra metallica convessa.

Campo Santa Maria Zobenigo. Chiesa di Santa Maria del Giglio (vulgo Santa Maria Zobenigo). Fra le antichissime famiglie venete delle quali non rimangono altre memorie che quelle tramandateci dai monumenti della singolare loro pietà, e insigne la famiglia Grubanico, il cui nome dura tuttavia, quantunque corrotto, nella chiesa di Santa Maria del Giglio, ossia di Santa Maria Zobenigo, eretta forse in compagnia degli Erizzi, dei Barbarighi, dei Graziaboni e dei Semitecoli, certo in remotissima età, quantunque ignota per l’appunto. Infatti fu chiesa matrice, da cui dipendevano San Moisè, San Fantino, San Maurizio, San Benedetto, Sant’Angelo, San Samuele, San Gregorio, San Vito, Sant’Agnese, Santi Gervasio e Protasio, Santa Barnaba, e San Raffale Arcangelo. Arse del 966, e del 1105 per conseguenza delle feroci sedizioni di quei tempi. L’anno 1680, minacciando nuovamente di cadere, fu nella presente forma riedificata per le cure del parroco Ludovico Baratti e colle largizioni dei fedeli; fra i quali si segnalò la famiglia Barbaro, che spese trentamila ducati nella sola informe facciata, sulle cui nicchie stanno i ritratti di cinque di essi Barbari devoti e muniti, e per colmo di stravaganza le piante topografiche di Roma, Candia, Padova, Corfù, Spalato e Pavia scolpite sui pilastri delle colonne. L’architetto è il Sardi. Più lodevole e l’architettura interna, quantunque sia in molti luoghi deturpato di fregi contorti, di cartellami e di rabeschi. Sette sono gli altari Nel l.° a destra e il busto del parroco Baratti sotto la Natività di Nostro Signore quadro di Giambattista Volpato. La tavola con Nostra Donna, Sant’Antonio e il martirio di Sant’Eugenio è di Carlo Loth. Nel 2.° è una buona statua del beato Gregorio Barbarigo del Morlaiter; nel terzo la visita di Nostro Signore di Jacopo Palma; nell’altar maggiore la Comunione degli Apostoli e un bel mosaico di pietre fine di Gio. Comin; il trasporto della Santa Casa di Loreto nel soffitto è di Antonio Zanchi; l’Annunziata è una bella opera di Girolamo Salviati; e i quattro Evangelisti e l’Adultera del Tintoretto; finalmente i busti di Giovanni Contarini e di Giustiniani sono di Alessandro Vittoria. Nel l.° altare a sinistra è il Salvatore in gloria, Sant’Agostino e Santa Giustina di Jacopo Tintoretto, e il busto di Andrea de Vescovi sacerdote, che molto meritava della chiesa, sotto l’Assunzione di Maria Vergine del Volpato. Nell’ altare di mezzo sono quattro quadretti del Vivarini, il busto del parroco Antonio dei Vescovi, e lo Sposalizio di Nostra Donna dello Zanchi, di cui è pure la tavola dell’ultimo altare con Maria Vergine e il martirio di San Antonio prete. Sulla porta è una bella Cena di Giulio del Moro, e la funzione del sabato santo, che anticamente si celebrava in questa chiesa come matrice, di maniera palmesca. Il soffitto fa dipinto dallo Zanchi, dal Magiotto e da Giuseppe Angeli. Nella sagrestia una Nostra Donna con un San Giovanni si attribuisce a Rubens; un Cristo in croce è del Bassetti; Abramo che parte il mondo, dello Zanchi; l’adorazione dei Magi e copia del Padovanino e gli apostoli Jacopo e Andrea, dello Zanchi. (1)

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

Print Friendly, PDF & Email

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.