Il monumento funebre al Capitano Generale da Mar Vittore Pisani, nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo

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Il monumento funebre al Capitano Generale da Mar Vittore Pisani, nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo

Il monumento funebre al Capitano General da Mar Vittore Pisani, nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo

Vittore Pisani, figlio o nipote di Nicolò Pisani, istruito da lui nell’arte della guerra, e promosso nella sua flotta ad un comando importante, parve ai veneziani, nel 1378, degno di comandare la loro flotta, allorchè scoppiò la quarta guerra con i genovesi. Il primo combattimento cui loro diede dinanzi ad Anzio, nel mese di luglio, ricordò la gloriosa battaglia del Bosforo; e ne fu più fausta la riuscita. Pisani dovè ad un tempo combattere un’impetuosa procella e la flotta di Luigi di Fiesco; ma non aveva che quattordici vascelli, ed il suo avversario dieci: ne prese cinque, ne affondò uno, e lasciò fuggire gli altri quattro. Dopo tale vittoria, la sua flotta fu aumentata dal senato di Venezia, gli vennero affidate venticinque galere; ma si esigeva da lui un’attività continua. Dovè scacciare i genovesi dall’Adriatico, proteggere le conserve che provenivano dalla Puglia, punire i ribelli done, per far rimpalmare una parte di Dalmazia, e ritogliere agli Ungheresi Cattaro, Sebenico ed Arbe.

Dopo sei mesi di fatiche e di vittorie, nel mese digennaio del 1379, le ciurme di Pisani chiesero con istanza la permissione di rientrare a Venezia per riposarvisi alquanto. II senato accordar non volle tale grazia alle istanze dei marinai e del loro ammiraglio. Pisani fu costretto a continuare di starsene in mare, per tener lontano l’ammiraglio genovese, Luciano Doria, dalla spiaggia di Venezia. Veleggið più mesi ancora lunghesso i liti dell’Istria, lottando con le privazioni e le malattie: queste, rese più pericolosean dallo scoraggiamento de’ suoi marinai, facevano una terribile strage nella sua flotta. In sostituzione di quelli cui aveva perduti, Vittore Pisani fu obbligato ad imbarcare un numero grande di abitanti di Pola, che abituati non erano minimamente al mare.

Luciano Doria gli presentò finalmente il combattimento con ventidue galere, il dì 29 di maggio del 1379. Pisani, che aveva due galere di più, ma che non si dissimulava la reale sua debolezza, fu costretto dalle sue genti ad accettare la battaglia: in breve, malgrado la sua prodezza ed abilità, le novelle sue ciurme, opposte ai migliori naviganti dell’Europa, soccomberono: in un’ora emezzo fu perduta la battaglia, che gli costo quindici galere, e mille novecento prigionieri, fra i quali si contavano ventiquattro membri del maggior consiglio.

Allorchè Pisani rientrò nel porto di Venezia,con gli avanzi della sua flotta, fu messo in ferri, per ordine del senato, e rimase tre mesi in prigione, sotto le volte del palazzo di san Marco: ma nuovi disastri della republica, e la presa di Chioggia fatta dai genovesi, desiderar fecero ai Veneziani tale grande ammiraglio. Il popolo ammutinato nella publica piazza, circonda il palazzo, gridando: “Se volete che combattiamo, restituiteci Vittore Pisani, nostro ammiraglio! Viva Vittore Pisani!“. Egli udite tali grida dal fondo della prigione; si strascinà carico di ferri verso una delle inferriate che sporgevano sulla piazza. “Cessate, esclamò, Viniziani; gridar non dovete mai che viva san Marco!“. Ma la signoria uscir fece Pisani di prigione, e lo elesse capitano da mare. Mediante lo zelo dei cittadini e dei marinari, armata venne in breve tempo una flotta per combattere sotto i suoi ordini; e, fortificando i canali di Venezia, impedi che i genovesi approfittassero della presa di Chioggia per giungere fino alla capitale. Esercitò, in pari tempo, le nuove sue ciurme negli stessi canali di Venezia, non osando condurle dinanzi al nemico, prima che acquistata avessero al quanta più abituazione del mare.

In breve le fortificazioni da lui costruite nei canali della Laguna servirono meno a difendere Venezia, che a chiudere i genovesi. Come Pisani terminata ebbe tale linea di fortificazioni, nella costruzione della quale la più grande abilità fu inoltre secondata da un propizio accidente, uscì della laguna con la sua flotta; e schieratosi dinanzi all’ingresso del canale di Brondolo, chiuse alla flotta genovese, di molto superiore in numero, la sola uscita per la quale potuto avrebbe tornare in alto mare. Erano stati impiegati quattro mesi nel bloccare la flotta genovese; e Pisani, che, dopo tali lunghi apparecchi, posto si era sull’entrata del porto, vi rimaneva esposto al più estremo pericolo, sotto il fuoco delle batterie di terra; perdiche l’artiglieria era già adoperata con vantaggio, e da fronte di una flotta di molto superiore in forze, alla quale mille accidenti procurar potevano la libertà di muoversi. In tale critica situazione, cui l’abbattimento dei veneziani rendeva più pericolosa ancora, si sostenne fino al giorno primo di gennaio del 1380.

In quel giorno, Carlo Zeno, altro ammiraglio della republica, arrivò dai mari dell’Oriente con quattordici galere. Tale rinforzo somministrò il mezzo a Pisani di rinvigorire le offese: in breve Chioggia fu chiusa; ciascun giorno i veneziani nuovi vantaggi; ed i genovesi ridotti vennero finalmente arendersi prigionieri con tutti i loro vascelli il dì 21 di giugno del 1380. Vittore Pisani non sopravvisse lungamente a tale conquista: recato si era a Manfredonia con la sua flotta per prendervi un trasporto di viveri; vi mori il giorno 15 di agosto del 1380. Idolo dei marinai ed eroe del popolo, non era mai comparso più grande quanto nella sciagura, più modesto e più umano quanto dopo la vittoria.

La sua morte fu considerata una publica calamità; ed indusse i veneziani a ricercare la pace, che per altro conchiusa venne soltanto un anno dopo. (1)

(1) Biografia Universale Antica e Moderna. Volume XLIV presso Giovanni Battista Missiaglia. Venezia MDCCCXXVIII

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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