La Cappella Grimani, il busto di Marc’Antonio Grimani e la nicchietta per le ampolle, nella chiesa di San Sebastiano
Fino dal 1542 il procuratore e senatore Marc’Antonio Grimani aveva ottenuto uno spazio nella chiesa di San Sebastiano in Venezia allo scopo di erigervi una cappella nella quale intendeva di essere sepolto. Il pio patrizio negli ultimi anni della sua vita attese con amore alla costruzione di quel monumento che egli affermava doversi reputare un gioiello d’arte.
Morto nel 1565, il suo corpo venne deposto ai piedi dell’altare. Al compimento di quell’opera il Grimani aveva chiamato il più famoso degli scultori veneziani della sua età, Alessandro Vittoria, che ebbe parte rilevantissima nella decorazione del Palazzo Ducale, della Libreria e di quasi tutti i principali edifici che segnarono le ultime glorie artistiche del cinquecento.
La cappella tuttora esistente nella Chiesa di San Sebastiano, ove Paolo Veronese lasciò i più splendidi saggi del suo pennello, merita di essere compresa fra le migliori sorte in quel tempo. Sull’altare stanno le statue dei Santi Marco ed Antonio scolpite dal Vittoria, addossato alla parete sinistra il busto del Grimani sorretto da una mensola. Questo prezioso saggio dell’arte vittoriesca meritò di essere tenuto in gran conto anche dal Grimani, il quale testando ordinava che dopo la sua morte se ne traesse tosto copia, raccomandando che si eseguisse in bellissimo marmoro, qual copia abbia continuamente a restare in casa.
Fra le disposizioni testamentarie del Grimani vi era pure quella di sottoporre al busto un epitafio con poche parole e succintamente narrando del tutto la verità.
Nella parete di contro al monumento sta infissa la custodia delle ampolle fatta ivi collocare dal Grimani un anno prima della sua morte, come emerge dalla data che vi è scolpita. Anche quest’opera si deve ritenere ideata dal Vittoria e si manfesta veramente degna di studio, perchè presenta nell’insieme e in ogni sua parte tale una semplicità e ricchezza di composizione, da potersi annoverare fra i più pregevoli esempi dell’arte decorativa in quel periodo, che pure dovea condurre alle sfrenate licenze del barocco.
La nicchietta è in marmo bianco e rappresenta una figura elittica racchiusa in un rettangolo terminato alla base da un peduccio formato di eleganti volute. Dal giro dell’elisse si dipartono a guisa di croce quattro dischi racchiudenti lastre di porfido e di serpentino, i quali sono alternati da graziosissimi cartocci. Nell’interno dell’elisse formano cornice alla custodia due chimere alate, cartocci e volute di fine fattura e di gusto squisito. Sovrasta alla custodia il leone simbolico della Repubblica effigiato nella forma detta a moleca.
Nel lavoro di questo piccolo ma singolare monumento della buona arte cinquecentistica è fama che avesse parte lo scalpellino Antonio de Gazin o Gasin, uno fra i più diligenti scolari del Vittoria. (1)
(1) G. M. Urbani De Gheltof. Nicchietta per le ampolle nella Chiesa di S. Sebastiano in Venezia. Arte Italiana Decorativa e Industriale. Anno Primo. Ferdinando Ongania Editore 1890-91
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.
















































































