I busti dei “bravi” nel “portego”, del primo piano nobile, del palazzo Querini Stampalia 

0
96
Busto di filosofo. Portico del primo piano nobile del Palazzo Querini Stampalia.

I busti dei “bravi” nel “portego”, del primo piano nobile, del palazzo Querini Stampalia

Tradizionalmente i sette busti marmorei, esposti nel “portego” del primo piano nobile del palazzo Querini Stampalia a Santa Maria Formosa, erano noti come Bravi, con riferimento storico alle famigerate guardie di Francesco Querini, e venivano attribuiti a Orazio Marinali. La critica recente, invece, ritiene i marmi opera di Michele Fabris detto l’Ongaro, uno dei maggiori protagonisti della scultura veneta della seconda metà del Seicento. Si è proposta anche una nuova identificazione: i busti rappresenterebbero dei filosofi, un giovane allievo e una coppia di santi, San Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista.

I dati relativi alla loro committenza non ci sono noti, ma è possibile collegarli a Girolamo e Polo Querini e a quell’Accademia dei Paragonisti, aperta nel 1684 nel palazzo di Santa Maria Formosa, dove venivano discusse, come ci informano le fonti settecentesche, “le più nobili questioni erudite”.

Si tratta di effigi di filosofi dell’antichità, “ritratti immaginari” che si incontrano assai di frequente nella pittura del Seicento; figure dall’aspetto dimesso, dallo sguardo chino e pensoso, pervase di un naturalismo volto alla ricerca dei “caratteri”, ben lungi quindi dal rappresentare una banda di temibili bravi. L’impostazione quasi scomposta e asimmetrica delle figure, il trattamento scabro e corsivo dei panneggi, dei modellati e degli stessi dettagli, quali capigliature e barbe, sono elementi che ritornano nell’arte dell’Ongaro.

A consentire l’identificazione di questi due busti è la piena aderenza delle rispettive immagini a una consolidata tradizione iconografica: Giovanni Evangelista viene raffigurato come giovane dal volto angelico imberbe e i lunghi capelli a boccoli sulle spalle. Il Battista è raffigurato come eremita vestito di una pelle di animale, dal cui risvolto fuoriesce il vello; il viso è incorniciato da lunghi capelli lisci, baffi e barba rada. La fattura del volto, caratterizzato da forme smunte e allungate, è tipica dell’Ongaro. (1)

Museo Querini Stampalia – SchedeMuseo2016_ita.pdf

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.