La Quinquereme Faustina, celebre galea progettata da Vettor Fausto
Vettor Fausto veneziano, umanista e architetto navale, era anche un esperto di greco e classici, i suoi studi sugli antichi greci lo portarono a proporre la costruzione di una quinquereme, la quale prevedeva la voga alla “sensile“, cinque rematori su una panca ciascuno con un proprio remo indipendente. Ne fece proposizione al Senato, il giorno 15 agosto 1525, e come riferisce il Sanudo, testimonio oculare, “mostrò uno bellissimo modello di far una galia qual vogera sinque remi, per banco, che le sottil voga solum tre, et quì mostrò il modo, sicchè lo rimesse ad al dirlo in colegio“. La proposta venne accolta il 22 ottobre 1526, e il Senato assegnò per questo progetto “uno volto serato nel nostro Arsenal, dove l’habbi a far la galia quinque remes, e che sia consegnata a sier Vetor Fausto una galia bastarda, sopra la qual habbi a monstrar la vuoga“.
Compiuto questo ingente naviglio, il giorno 11 gennaio del 1529, si portò a vederlo il doge Andrea Gritti, e il 28 aprile successivo la galea venne varata. Il 21 maggio, la quinquereme usciva dall’Arsenale, carica di dotazioni, di artiglierie, di uomini e di vogatori, capitanata da sier Alvise Sagredo, patron de l’Arsenal, e si portò a Sant’Antonio di Castello, dove salutò tre volte il santo com’era consuetudine, si volse poi verso San Giorgio Maggiore e “a segonda de aqua et de vento” molto velocemente arrivò davanti a San Marco.
Il 23 maggio venne organizzata una regata tra la quinquereme e alcune galee, con partenza da Malamocco e arrivo al Castel Novo (poi Forte Sant’Andrea), alla presenza del Doge, degli ambasciatori e di molti patrizi. All’ora concordata e al segnale convenuto le galee iniziarono la regata a voga arrancata, inizialmente in testa era la galea sotil Cornera, “ma zonti quasi a li Castelli, la quinqueremes era di sora, et pense tanto la Cornera a terra che la passò davanti il Serenissimo, et cussi vene avanti vogando fino a San Marco, con tante barche per canal et velle di barche grosse state in pielago che pareva una armata”. La quinquereme da San Marco si portò poi fino a Ca’ Foscari in Canal Grande, “dove si zirò, ma con grandissima fatica per esser longa passa 28 (metri 48,720), è piu che passa tre piu di le sotil (metri 5,220)”
La quinquereme vinse la regata, ma non di molto, per cui il Sanudo, nei suoi Diari, sollecitò Vettor Fausto a “mettere in sesto” quanto prima la galea, se voleva essere ricordato dalla storia. Un contemporaneo di quell’epoca, in un documento indirizzato ai Provveditori e Patroni dell’Arsenale, scriveva “non fu ordine ma confusione et fu un ospitale et uno lazareto, anzi uno spettacolo di morte, nè fu però tale sua galea migliore, nè più présta delle altre ordinarie bireme nè trireme, et chi crede altramente si ritrova in grande errore”.
La Faustina era una sorprendente modificazione della galea grossa, aveva 200 remi distribuiti in quaranta banchi, venti per lato di cinque remi per ognuno, l’equipaggio era numerosissimo, e le artiglierie erano in grande numero, più grosse e più possenti di quelle che ordinariamente portavano le galee sottili, ma era sempre più difficile trovare dei rematori esperti, a quei tempi erano tutti uomini di “bonavoglia“, capaci di mantenere la sincronizzazione della voga, tra uomini al pianero, al posticcio, al terlichio, al quartichio e al quintichio.
La Repubblica abbandò presto ogni pensiero in proposito, e questo legno meraviglioso venne dimenticato, eccessiva era la spesa per il pubblico erario, nella sua fabbricazione come nel suo mantenimento. In questo stesso periodo prendeva piede inoltre il sistema della voga a “scaloccio”, il primo documento che parla di questo nuovo metodo di voga è del 1534, vi si leggeva “sia imposto alli provveditori e patroni all’arsenal che faciano far 60 remi grandi di quelli da vogar tre homini per remo da galia sotil … e far de essi la experientia sopra le galee nostre come rieschano“. La voga a “scaloccio” consisteva nell’impiego di un solo remo per banco, più lungo e pesante rispetto ai tre remi (o cinque nel caso della quinquereme) usati in precedenza, veniva manovrato, contemporaneamente, dai consueti tre rematori dei quali, però, solo uno, il più interno al pianero, doveva essere esperto nella voga, per gli altri bastava la forza, e questi si ricercavano soprattutto tra i carcerati o tra i prigionieri di guerra. (1)
Nel 1570 Marcantonio II Colonna, nell’imminenza della guerra contro i Turchi, per conto del papa Pio V, decise di comprare a Venezia 12 scafi di galee e di portarli ad Ancona per poterli armare nel modo più conveniente. Per la sua ammiraglia i veneziani tirano fuori dall’arsenale la quinquereme, restata ferma per trent’anni. Mentre il Colonna navigava verso Corfù, la sua flotta si ancorò nei pressi di Cattaro, all’ancoraggio la quinquereme venne colpita da un fulmine e saltò in aria. Il Colonna riuscì a salvare i suoi uomini, e la galea spinta dal vento si arenò sulla spiaggia nei pressi della città, i veneziani, dato l’avvicinarsi dei turchi per impadronirsi dei resti della galea, la incendiano, e così finiva la Faustina. (2)
(1) Venezia e le sue Lagune. Volume I parte II. Stabilimento Antonelli Venezia 1847; Marin Sanudo. I Diari volumi 50, ecc ; Terzo Congresso Geografico Internazionale. Comunicazioni e Memorie. Le triremi. Comunicazione del Contrammiraglio Luigi Fincati. Roma 1884
(2) Marcantonio Colonna | Corsari del Mediterraneo
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