Giovanni Grassi della contrada di San Samuele, una perla di marito

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Palazzo Grassi a San Samuele. Sestiere di San Marco

Giovanni Grassi della contrada di San Samuele, una perla di marito

Anzi; per meglio dire, quella perla di marito era tre volte buono, e si chiamava Giovanni Grassi, figlio di Angelo che fece costruire tra il  1748 e 1772 ca. il grandioso palazzo Grassi a San Samuele, architetto, Giorgio Massari, reso famoso per parecchie scale segrete a occultazione di misteriosi amori. Giovanni si ammogliò nel 1772 con Margherita Condulmer, bella e formosa, la cui famiglia aveva palazzo ai Tolentini ed il padre Nicolò era il principe dei giocatori di bassetta.

La figlia Margherita non giocava, ma di ben altro si occupava e sempre a danno e malanno di quel povero marito che; come racconta il buon prete Zilli nelle sue “Memorie di casi avvenuti“, non sapeva più a quale santo votarsi.

Il 20 gennaio 1779 la nobildonna d’improvviso scappò di casa ritirandosi nel monastero di Santa Lucia. Il motivo doveva essere grave se la Margherita si metteva in grazia di Dio! e infatti era grave per lei, perché il marito le negava il permesso di avere per cavalier servente il patrizio Gaetano Dolfin che posava a letterato ed era desiderato da lei per apprendere le scienze. Il giorno dopo però si lasciò persuadere a ritornare in casa, ma il marito dovette accettare il Dolfin.

Non è questo, dice lo Zilli, il primo tratto di pazzia di questa signora, la quale non ha difficoltà di raccontare al marito quanti baci giornalieri aveva dato e ricevuto dai suoi serventi e teneva un libricino intitolato “Memorie per la mia vecchiaia” in cui notava gli amanti e le impressioni di certe ore. La stupidità del Grassi era giunta a tale che pregava i cicisbei della moglie ad accontentarla in tutto, a Baccalario Zen che l’aveva abbandonata dovette ritornare a servirla per le lagrime di messer Zuane che pareva “un vedeleto che avesse perduto la mare“.

Un giorno in Piazza San Marco, la Margherita, seguita dai suoi cavalieri serventi di turno e col marito che teneva sulla braccia il prediletto cagnolino, incontrò Giulia Rizzetta, “cortigiana honorata“, e per gelosia del patrizio Marco Venier, attaccò la rivale e se ne dissero di cotte e di crude, mentre i cavalieri sorridevano ed il marito pazientemente accarezzava il cagnolino. Accorse al tafferuglio Pietro Monaretti, capitano degli Esecutori contro le Bestemmia, e la scena ebbe fine con l’allontanamento della Rizzetta.

Margherita Condulmer morì nei primi anni dell’Ottocento e volle la bara tutta coperta di fiori bianchi: il marito, che aveva a sue spese divertito e fatto ridere tutta Venezia, ne pianse amaramente la perdita, e vendette il palazzo di San Samuele al barone Simone de Sina per cercare l’oblio di “quell’anima benedetta” in una sua casa sulle rive del Brenta. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 25 agosto 1925.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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