La carestia del 1528 e le leggi contro i mercanti

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Ponte di Rialto. Tra il Sestiere di San Marco e il Sestiere di San Polo

La carestia del 1528 e le leggi contro i mercanti

L’inverno del 1528 era stato terribile: freddo intenso, ghiaccio dappertutto, bufere di vento e di neve e quasi ciò non bastasse verso il principio di febbraio una grande carestia si era abbattuta sul territorio veneto: il Governo era ricorso ai suoi depositi di grano, di farina, di miglio; aveva mandato navi in Sicilia e in Mar Nero “per far provision” ma non erano ancora ritornate, e intanto “li fonteghi” erano quasi esauriti e dalle campagne venivano in città a frotte gli affamati.

Marin Sanudo racconta nei suoi Diari che “tanta era la penuria del viver che sul ponte di Rialto stevano da doi a trecento villani e con soi fioli una appresso l’altra et se li dà elemosina et qualche cossa da manzar“.

Li Visdomini” del vicino Fondaco dei Tedeschi, impietositi da quel triste spettacolo, ogni giorno “fevano far calderoni de manestra de lugumi” che veniva distribuita “da li bastasi dil fontego“, mentre a Rialto nella “corte del Pragon” per cura e spesa degli orefici della Ruga si dava al popolo gratuitamente un brodo di frattaglie fornite dalle macellerie della città.

L’isola di Burano, allora chiamata dai veneziani l’isola della piuma poiché da una vecchia usanza le coltri, i materassi, i cuscini, i guanciali erano riempiti di piume ricavate dalla caccia degli uccelli lagunari di cui i buranelli erano maestri, aveva mandato le sue donne a Venezia “et tolto la piuma di loro lecti et messa in sacchi stevano in buon numero di qua dal ponte di Rialto a vender quella piuma per viver, che era grandissima compassione“.

Per tutta la città in quel mese di febbraio incombeva la più nera miseria, i prezzi dei viveri salivano di giorno in giorno, il grano quasi mancava e la Signoria raccolse il Senato per cercare in quel frangente il rimedio più oportuno.

Il 20 febbario “fo chiamato Pregadi” e parlò per primo sier Zorzi Grimani della contrada di San Polo dicendo: “che se era gran carestia, li mercanti et li sanseri la fevano più granda et fanno montar li preci a grave danno del fidelissimo popolodi questa città“. Su proposta dello stesso Grimani fu subito approvata una legge che condannava “mercadanti e sanseri, et sia chi essere si voglia, a non aumentar il precio di le biade et altro et se fanno cadino alla pena de ducati doicento et de star sei mesi in preson cum pan et acqua“.

Pubblicata la legge a Rialto e a San Marco dai “comandadori” a suon di tromba, i prezzi non diminuirono nemmemo “de uno soldo picciolo con gran malcontento de tutto il popolo“. Vi furono disordini e qualche bottega venne saccheggiata, tanto che il giorno dopo si riunì ancora il Senato e parlò sier Domenico Trevisanprovedador a le biave” annunciando che le navi di Sicilia e del Mar Nero, cariche di grano, stavano per ritornare, ma ammoniva di tener d’occhio i mercanti, i sensali, i bottegai “zente vampira et de bandir quelli che fevano dishonesto vadagno over vendono robe non bone“, e sier Zaccaria Priuli più spiccio propose “de apicharli in mezo le do Colonne et sequestrar la mercantia“.

Il dibattito fu aspro, ma alla fine prevalse l’opinione di sier Nicolò Giustinianqual disse che a l’ingordigia di mercanti si dovea proveder calando li preci et chi noi feva saria pundo da bon“.

Il 25 febbraio venne alzata a Rialto in campo San Giacometto presso la pietra del bando, una grande forca e su quella fu appeso un cartellone con i nuovi prezzi dei viveri imposti dal Senato ordinando che “executione de la parte sia commessa alli Provveditori ordinari de le Niade con denuncia al Conseio di Diese per la pena“. La forca e la denunzia al Consiglio dei Dieci fecero il loro effetto: non c’era infatti da scherzare ed i prezzi ribassarono subito.

Il popolo applaudendo alle leggi del Senato chiamò ironicamento quei prezzi “li preci di la forca” e quando il 2 marzo giunsero in porto le navi coi loro carichi di grano al suono festoso delle campane di San Marco un gran sollievo fu per la città: la carestia stava per finire. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 2 maggio 1930

Da sinistra a destra, dall’alto in basso: Ponte di Rialto, Rialto Vecchio, Chiesa di San Giacomo di Rialto, Rialto Vecchio, Ponte di Rialto, Parangon.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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