I banchetti nelle carceri del Palazzo Ducale

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Una cella dei Piombi. Palazzo Ducale

I banchetti nelle carceri del Palazzo Ducale

Un fatto “notando“, come lo chiama il Sanudo (cioè degno di essere notato) era accaduto nelle carceri del Palazzo Ducale la mattina del 10 agosto 1514.

Zuane Ferman, “scrivano alle Cazude” (scadenze), ufficio che liquidava i debiti scaduti verso lo Stato, aveva commesso delle grosse truffe a danno del Governo, poiché negli anni della guerra contro i collegati di Cambrai “havè vadagnato un pozo d’oro faciendo grandi imbroli et fo presa parte da ritenerlo (arrestarlo)”. Mandati a casa i fanti del Consiglio, non fu trovato, ma spiccato bando a Rialto e a San Marco dagli Avogadori di Comun di presentarsi entro tre giorni, egli alla mattina del 26 luglio “si presentoe et fo posto in la scaleta ch’è bona preson“.

Era allora capitano delle prigioni Giovanni Batochio, il quale, allettato dal denaro del Ferman, lo lasciava uscire di notte “et menar femene dentro le preson a li presonieri“, banchettando tutti insieme allegramente.

La cosa continuò per parecchi giorni, finché, giunta alle orecchie della Signoria, fu dato incarico a missier grande, Marco Zambotto, di sorvegliare attentamente le porte del palazzo e arrestare qualuque individuo che tentasse di uscire durante la notte.

Alla mattina del 10 agosto erano rinchiusi nella saletta dei Dieci quattro persone: messer Zuane Ferman, il capitano Batochio, e le due meretrici Agostina da Murano e Agnese Labella. Fatto il processo nello stesso giorno dalla Quarantia Criminal, le due meretrici furono condannate a venti “scuriade” nel cortile del Palazzo Ducale, e il capitano Giovanni Batochiofo cassò di la carica et bandizato cinque anni a Candia“.

Zuan Ferman che per le sue ricchezze aveva “gran poder in questa terra maxime con sier Alvise Molin et Zacharia Valier di la Quarantia” venne assolto nell’affare delle prigioni, ma lo raggiunse poco dopo la severità del Consiglio dei Dieci, che fece seguire il processo per le truffe commesse alle Cazude, e fu condannato a tre anni di carcere, sette di bando e ad una multa di seimila ducati. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 9 maggio 1928

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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