Luigi Cornaro detto Vita Sobria

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Jacopo Tintoretto. Ritratto di Luigi (Alvise) Cornaro

Luigi Cornaro detto Vita Sobria

Luigi Cornaro chiamato Vita Sobria era figliolo di Antonio quondam Jacopo e nacque in Venezia nel 1467.

Egli studiò lettere a Venezia e leggi a Padova e fu il primo che fondasse una particolare sezione della famosa Compagnia della Calza con lo scopo unico di recitare commedie con intermezzi musicali, “tal che con tal compagnia la città fu tenuta per quattro anni in belli solazi et piaceri“.

Ma soprattutto egli amava la caccia grossa e nel territorio di Este trovava pieno sfogo ai suoi gusti poiché sulle rive di uno dei rami del Po vivevano allora capre selvatiche e cinghiali e cervi, e per lui era una festa correre per i campi con l’aurora, vagara fra i canneti e paludi, salire su per i colli, bere e mangiare. Con questa vita poco sobria, “patendo fredi, caldi, fatiche et altre cose di desordeni” il Cornaro a trentacinque anni infermò e per cinque anni stette ammalato; a nulla valsero né medici né medicine. La guarigione la dovette soltanto a sé stesso quando “deliberò di medicarsi con una medicina naturale che è la dieta figliola della grande continenza“.

Questa fu la prima idea che germogliando e sviluppandosi nel Cornaro lo condusse a scrivere l’aureo Trattato de la Vita Sobria, stampato per la prima volta in Padova nel 1558 presso Gratioso Perchacino, ristampata poi moltissime volte e tradotta in latino, francese, tedesco, inglese. Nel celebre trattato egli dimostra quanto giovi il vivere sobriamente, non soltanto per avere lunga vita, ma anche per l’intelligenza viva e pronta, ed egli ne fu un esempio perfetto poiché novantenne aveva quasi attività ed energie giovanili, intelligenza e memoria vivace.

A Padova si fece costruire, poco lontano dalla chiesa del Santo, un magnifico palazzo da Giovanni Falconetto e quivi passò gran parte della sua vita studiando “per giovare al mondo“. Coltivò anche le matematiche e le scienze idrauliche, scrisse molto per la conservazione della laguna e per la coltura dei “Beni inculti” e trovò il modo di liberare dalle acque il territorio di Padova che era allora per un buon terzo paludoso e malsano.

Veramente questo homo fu di alto inteleto et di perfeto juditio, volevano che farlo conte, chi cavaliere, ma mai non volse, né mai volse mangiare in argenti, né havere molti servitori, ma pochi e buoni et li pagava bene“.

Luigi Cornaro, chiamato “Vita Sobria” dal nome del suo lavoro, morì in Padova di anni novantotto nel mese di maggio 1565 lasciando una figlia. Chiara, con la quale si estinse la linea diretta del celebre scrittore. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 26 giugno 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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