Dionisio di Naldo da Brisighella, condottiero dei veneziani, durante la Guerra contro la Lega di Cambrai

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Presunto ritratto di Dionisio di Naldo da Brisighella (foto dalla rete)

Dionisio di Naldo da Brisighella, condottiero dei veneziani, durante la Guerra contro la Lega di Cambrai

Le prime notizie di Dionisio (o Dionigi) di Naldo (o Naldi) al servizio della Serenissima risalgono al 1504, il 21 marzo di quell’anno il Sanudo infatti annota: “In colegio andoe Vincenzo di Naldo, con suo cuxin, Dionisio di Naldo, el qual fo assa’ acharezato (trattato benevolmente), et fo commesso a li savij ad udirlo”, e il giorno 14 giugno scrive: “fu posto dar provision a domino Dionisio di Naldo, cuxin di domino Vincenzo, qual etiam lui è stà causa si habi Faenza, et è di primi di Val di Lamon; et fu dato tanta provision et denari, et in parte, et fato cavalier per il principe”. Con questo atto Dionisio passava definitivamente al servizio della Serenissima.

Nel 1506 sfila con una sua compagnia di 500 suoi “provvisionati” della Val di Lamone in Piazza San Marco, racconta il Sanudo: “il doxe fo in chiesa, con l’orator di Franza e Ferara, che altri non è al presente in questa terra; poi si reduse in palazo, a le colone dil zudegà di petition, a veder una monstra su la piazza di 500 provisionati di Val di Lamon, menati par Dionisio di Naldo, et mandati in Friul”.

All’inizio del 1509 Dionisio si trovava a Faenza per arruolare nuovi soldati e la Signoria gli mandò i necessari approvvigionamenti, ma un fatto curioso successe, scrive il Sanudo: “E’ da saper, in questi zorni, havendo mandato la Signoria nostra ducati X mila 400 a Faenza per darli a Dionisio di Naldo et Vicenzo di Naldo per far fanti, par per colui li portava, in mar, sopra Brendolo, licet lusese la luna, volendo voltar la verra, la barcha si stravolse, fante di camerlengi di comun, li portava, par metesse certo segnal, perché erano presso terra; si anegò do homeni. Or sier Vetor Foscarini, podestà di Chioza, vi andoe li, con molti homeni, a zercharlo; ma pur alcuni zorni steteno et non lo trovava”.

Il primo di aprile comunque Dionisio era pronto con un forte contingente di 3.000 “provvisionati” della Valle di Lamone, detti Brisighelli. I reparti degli uomini della Valle di Lamone erano costituiti da giovani montanari vigorosi, rotti alle fatiche, dotati di un non indifferente coraggio, abituati ad ogni sforzo eccezionale anche se non troppo disciplinati. Essi diedero buona prova ad Agnadello, a Padova, a Vicenza ed a Verona. Dionisio di Naldo ebbe il merito di aver ben organizzato queste truppe e di aver fatto assegnare loro dalla Serenissima una divisa; essi si distinguevano dagli altri poiché indossavano una casacca metà bianca e metà rossa, in un’epoca in cui una vera e propria uniforme non esisteva negli eserciti.

Alla fine di aprile del 1509 gli armati pontifici assalirono Brisighella, nell’ambito della guerra contro la Lega di Cambrai, la cittadina venne bombardata di giorno e di notte, e la preponderanza numerica degli assalitori ebbe la meglio, dopo una disperata resistenza i veneziani furono costretti e cedere, e il sacco della cittadina fu quanto mai orrendo; uccisi gli abitanti che fuggivano, rubato tutto quello che poteva essere rubato.

Tre o quattro giorni dopo, la notizia della caduta di Brisighella venne comunicata al Dionisio, il quale con i suoi Brisighelli assalì Treviglio, che si era data ai francesi, e la mise a sacco, scrive il Sanudo: “Et chome hanno auto il loco de Trevi con queste conditione: la terra et homeni a descrition, soldati spogliati e lassati andar e li capi, quali a li provedadori over capetanij piacevano, retenir per riscato dei nostri; et cussì firmato, si resero. Et fati ussir tutti fuora, trovono cavalli 300 boni, li qual sono del capitanio et governator. Et feno 51 presoni da conto, chome in la lista apar, et li aviono verso Brexa; et il resto, fanti guasconi 1500, li lassono andar spogliati, con sacramento non venire contra per uno anno la Signoria nostra. E cussì lassono il resto di homeni d’arme, ai quali fo spogliati di arme et datogli uno ronzino tristo per uno, e col medemo sacramento li lassono andar. Le qual tute zente ussiteno et passono per mezo el nostro campo, qual era tutto in arme. La terra (la città) fo data il sacho a domino Dionisio di Naldo, con li soi fanti di Val di Lamon, per li danni patiti in questa guerra in ditta valle, e lui non la volse …”. Contrariamente a quanto scrive il Sanudo, il saccheggio avvenne e  si rivelò particolarmente feroce, e destò forte scalpore negli stessi veneziani, che si scandalizzarono per il comportamento tenuto dai Brisighelli.

Il 14 maggio del 1509 Dionisio di Naldo era con Bartolomeo d’Alviano alla famosa battaglia di Agnadello o della Ghiaradadda, e con i Brisighelli ebbe la sua giornata di gloria e sacrificio; la sua fanteria fece tali prodigi di fortezza e di valore, che la cavalleria francese non potendo romperne le fila, con il numero e la violenza, quasi tutta la spense. Il Dionisio fece del suo meglio, alla fine, perduta ogni speranza, si ritirò illeso dalla battaglia. Tre giorni dopo la rotta di Agnadello venne nominato capitano di tutte le fanterie veneziane, e con questa nuova responsabilità il Dionisio partecipò con i veneziani, i fanti greci dell’Epiro e di Candia, e i Brisighelli alla difesa di Padova, in particolare nella zona di Porta Portello, ove più debole era la cortina delle mura. Durante le giornate di Padova avvenne un fatto inconsueto: Barbone di Naldo (secondo cugino del Dionisio) insieme a nove Brisighelli, accettarono sotto le mura della città una sfida di 10 soldati tedeschi e li vinsero in combattimento.

Quando Massimiliano tolse l’assedio di Padova, e con il suo esercito si diresse verso Vicenza, Dionisio lo inseguì fino alle porte di quella città e la riconquistò. Nel 1510 venne rioccupata Monselice, gli imperiali si ritirano verso Verona e i veneziani gli inseguirono e riconquistarono la città; il Castello di San Felice venne preso d’impeto dal Dionisio con i suoi uomini. Durante questa impresa, colto da febbre (probabilmente causate da una malattia contagiosa), venne trasportato prima a Padova indi a Venezia, dove morì, il 24 luglio 1510.  Scrive il Sanudo: “Vene domino Naldo di Naldi, fo fradello dil capitano di le fanterie, con mantello e capuzo da coroto per la morte dil fradello, era con lui domino Venerio doctor, avochato; il principe si dolse e lo acharezoe dicendo l’andasse a Padoa sopra quelle fantarie brisighelle …“.  

Venezia sapeva riconoscere e premiare i meriti di chi le era stato sempre fedele. Dionisio di Naldo venne ricordato con una statua di marmo, dello scultore Lorenzo Bregno, nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Il condottiero vi figura in piedi, rivestito di una lorica a capo scoperto, con la mano destra reggente un’alabarda, dietro una grande finestra a trafori gotici chiusa da pregiati vetri colorati opera dei vetrai  Girolamo Moretto e Giovanni Antonio da Lodi. Ai piedi della statua è incisa la scritta:

“IMPERATOR, DUCTOR, EQUES, MILESQUE DIONISI NALDI CONDUNTUR HIC OSSA / HIC JIUNIOREM FERDINANDUM REGNO A GALLIS PULSUM RESTITUIT FLORENT, REIPUBL. PEDITATUI PRAEFECT ORNAVIT / VENETI DIGNITATEM IMPERII SUSTINUIT FIDE AC FORTITUDINE INCOMPARABILI / INTER ALIOS DUCES PEDIT, PRAEFECT. PATAVIUM SERVAVIT MORIENS EX NIMIS VIGILIIS / HOC VIRTUTI SUAE PERPETUUM MONUMENTUM / CLARISSIMUS LAUREDANO PRINC. EX AMPLIS SENAT AUCTORITATE MARUIT / OBIIT AETATIS SUAE ANN XLV – 1510”. (1)

(1) Mario Tabanelli. Dionigi di Naldo da Brisighella. Faenza Stabilimento Grafico F.lli Lega 1975. Marino Sanudo. Diari Vol. VI, VII e VIII.

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