Il Calegher della Calle del Stivaleto, a San Silvestro, nel Sestiere di San Polo

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Calle del Stivaletto da Rugheta del Ravano. Sestiere di San polo

Il Calegher della Calle del Stivaleto, a San Silvestro, nel Sestiere di San Polo

La Calle del Stivaleto è una calle della parrocchia di San Silvestro. Il Tassini dice che il nome è venuto da una bottega di calzolaio all’insegna dello “Stivaletto” che esisteva in questa calle nel 1750, mentre invece sappiamo dal Gallicciolli che fin dalla prima metà del 1600 la calle si chiamava con tale nome. Era allora l’arte della calzatura così progredita a Venezia che si contavano ben seicentodieci botteghe tra “callegheri e zavatteri” e venivano impiegati circa tremila operai.

La Calle del Stivaleto ebbe la sua maggior rinomanza nel 1652 quando “paron de la botega” era Zorzi Campignol di Mestre che mise in vendita un nuovo modello di stivaletto “venudo de Franza“. La moda, dopo i famosi zoccolo “alti mezo brazo de raso bianco o de pano d’oro con zoie et perle” aveva messo in auge uno speciale stivaletto per le “honorate cortigiane“, ricco, elegante e che stringeva la gamba quasi fino al polpaccio, con numerosi nastri di seta intessuta di fili d’oro. Sulla porta della bottega il calzolaio aveva appeso uno stivaletto finemente lavorato e la moda così lanciata, ebbe ottima accoglienza, specialmente tra le donne libere a cui era dedicata e che non badavano al prezzo altissimo di quattro o cinque ducati per ogni paio.

Ma la sfortuna colpì mastro Zorzi: fra tutte quelle bellezze che correvano a lui per la nuova calzatura egli s’innamorò di Agnesina di Campalto, meretrice al Castelletto di San Matteo di Rialto, e con quella dette in breve tempo fondo alla bottega.

Il 15 marzo 1654 il negozio del Campignol all’insegna dello “Stivaletto” rimase chiuso, un garzone sforzata la porta scoperse il “calegher” appeso al soffitto e già morto da qualche ora. Qualche mese più tardi la bottega venne riaperta con la stessa insegna e il nuovo proprietario volle sempre tenere sospesa dal soffitto un pezzo di corda del povero impiccato come scongiuro di buona fortuna. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 8 aprile 1926

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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