La Madonna della Pace, nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo

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Madonna dela Pace. Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo

La Madonna della Pace, nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo

Leone Isaurico, imperatore di Costantinopoli, fece la sua fortuna nell’armi, e giunto con il favore di qualche impresa da lui felicemente eseguita ad acquistare l’impero, si lasciò sedurre a dichiarare guerra alle sacre immagini, e farsi autore dell’empia eresia degli iconoclasti, il cui furore donò tanti martiri al cielo.

Ai diabolici sforzi dell’iniquo imperatore si oppose con magnanimo coraggio San Giovanni Damasceno, così sovrannominato da Damasco sua patria. Città allora signoreggiata da un principe maomettano, il quale per le rare virtù, che ammirava in Giovanni, l’aveva scelto, benché di religione tanto diversa, per primo ministro nel suo dominio. Si servì Giovanni dell’autorità del suo posto per reprimere la nascente eresia, e sottrasse molte sacre immagini al furore degli eretici.

Ma tale contegno irritò l’eresiarca imperatore, che meditò una vendetta tanto più barbara, quanto più tessuta di tradimenti.  Formata con diabolica industria una falsa lettera, dove il santo Giovanni lo invitava ad occupare Damasco spiacendogli essere la sua patria in mano agli infedeli,  la mandò al principe di Damasco, significandogli non essere suo costume il vincere, se non con le armi; che però detestando ogni tradimento, ricusava, non solo di aderire alle proposte del di lui ministro, ma, per volerlo ad esempio degli altri castigato, palesava amichevolmente la rea impresa da lui macchinata.

Stordì il maomettano alla scoperta di così grave perfidia in Giovanni, e giudicandolo reo di lesa maestà, l’avrebbe condannato al supplizio, se non avesse per lui perorato il radicato amore, con cui lo riguardava; che però volle contentarsi di fargli recidere la mano, creduta ministra del tradimento, facendola esporre a pubblica vista nel mezzo della piazza. Soffrì Giovanni il non meritato castigo e nel suo tormento conoscendone la cagione, e l’autore, si consolò di soffrire così grave pena per la giustizia, e per la causa di Dio, tanto da lui valorosamente difesa.

Qualche ora essendo passata dopo l’ingiusto taglio, egli fece chiedere in dono la sua mano, ed ottenutala si portò con essa davanti ad una devota immagine di Maria Vergine, che preservata dall’eretica rabbia conservava in un suo domestico oratorio. Ivi sfogando con affetti di rassegnazione il suo cuore, si sentì rapire da un dolce sonno, in cui gli parve vedere Maria Vergine Santissìma, sua antica avvocata, tenere fra le sue la di lui mano, indi mirabilmente riunendola al manco braccio lo sanò.

Nel moto dell’allegrezza, che anche dormendo provò, si scosse egli dal sonno, e conobbe tosto, che non fu vanità di sogno, ma verità d’apparizione il veduto, ed adoperando validamente il braccio, e la mano, dopo rese alla sovrana benefattrice fervorose grazie, si portò tosto a far conoscere al suo principe nella mano prodigiosamente riunita, così la propria innocenza, come il potere celeste della Madre di Dio, restandogli sempre per continua testimonianza dell’ammirabile fatto un filo sanguigno nel sito appunto del taglio. Per consacrare poi con maggior fervore a Dio le fatiche della recuperata sua mano si ritirò il santo a professare vita monastica; nel quale stato compose, e scrisse molte opere piene di celeste sapienza.

La prodigiosa immagine restò in Damasco venerata dai fedeli, fino a che estinta l’eresia, e ridonata la pace alla Chiesa fu trasportata a Costantinopoli. Da quella imperiale città la tradusse poi a Venezia Paolo Morosini nobile veneto nell’anno 1349, non credendo decente conservare tra private mura un tesoro così sacro, la donò ai padri Domenicani abitanti nel convento dei Santi Giovanni e Paolo.

La custodirono questi padri in un interno oratorio dedicato all’arcivescovo di Mira San Nicolò, onorandola con devoti, ma privati ossequi, fino a che nell’anno 1505, volendo ampliare, e rendere universale il culto di immagine così celebre, le eressero una cospicua capella denominata di Santa Maria della Pace, situata in piccola distanza dalla porta che introduceva nel chiostro, e per maggiormente assicurarne il dovuto religioso culto, alcuni devoti sotto lo stesso titolo di Santa Maria della Pace fondarono nell’anno 1546 una pia confraternità, il cui istituto era di promovere la devozione di Maria Vergine, e celebrarne con sacra pompa le solennità, massimamente quella della Natività, che fu prescelta per titolare del magnifica oratorio

La prodigiosa restituzione della mano fatta al santo dottore è registrata nelle storie greche, e ne fanno menzione moltissimi scrittori latini, e che la benefica immagine si sia poi tradotta in Venezia, ce lo attesta una continuata tradizione, e gli atti pubblici esistenti nei registri del monastero dei Domenicani. (1)

(1) Notizie storiche delle apparizioni e delle immagini più celebri di Maria Vergine Santissima nella città e Dominio di Venezia. Venezia 1761.

 

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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