Il monumento equestre a Bartolomeo Colleoni, in Campo San Giovanni e Paolo o San Zanipolo
“El zeneral da terra“, Bartolomeo Colleoni, celebre condottiero al servizio della Repubblica, venuto a morire nel suo castello di Malpaga a pochi chilometri da Bergamo, lasciava nel suo testamento alla Serenissima ben centomila ducati d’oro per continuare la guerra contro i Turchi, purché gli fosse eretta una statua sulla piazza di San Marco. Ma il Senato, accogliendo il dono cospicuo, decretava invece che la statua fosse innalzata nel campo di San Giovanni e Paolo dove c’era la grande Scuola di San Marco, conciliando così in qualche modo il desiderio del defunto con il proposito col proposito di non guastare la meravigliosa prospettiva della “più bella piazza di tutta la terra“.
Vennero subito eletti tre patrizi, commissari del monumento, e furono Bernardo Venier, Gabriele Loredan e Nicolò Mocenigo ai quali la Repubblica ordinò di trovare un celebre artista per fare la statua equestre “dil capitanio zeneral, opera somptuosa de bronzo, da motar in questo campo de san Zanipolo a mezo la scuola granda“.
Fu chiamato Andrea Verrocchio, celebre maestro d’arte fiorentino, che venne a Venezia nel 1481 con “uno cavallo naturale de stracie per fare Bartolamio da Bergamo su uno corsiero“, ed egli ne fece il modello, ma venuto a sapere che la Signoria intendeva di non lasciargli fare che il solito cavallo, il cavaliere si diceva l’avrebbe fatto il Bellano di Padova, acceso di sdegno, spezzò la testa e le gambe del cavallo e segretamente se ne tornò a Firenze.
Il Senato lo condannò al bando perpetuo, ma, a mente più riposata, ritornò sulla sua deliberazione e richiamò l’artista. Maestro Andrea, incominciava a raccomodare il suo modello, quando il 23 giugno 1488 fu colto dalla morte, lasciando nel suo testamento la preghiera che l’opera fosse continuata dal suo discepolo Lorenzo dei Credi; ma invece il monumento, per ordine del Senato, fu compiuto dal Leopardi.
Alessandro Leopardi, veneziano, multiforme e possente ingegno, scultore, fonditore, maestro di zecca, architetto, era stato condannato nel 1487 in contumacia a un bando di cinque anni per aver falsificato un documento chirografo in una eredità di tale Marin di Bernardo. Rifugiatosi a Ferrara, la Repubblica cui premeva condurre a termine l’opera cominciata, “perficere equum et statuam“, accordava al Leopardi nel 1490 un salvacondotto e l’artista venuto a Venezia si metteva al lavoro terminando il magnifico monumento dopo quasi, sei anni.
Marin Sanudo nei suoi Diari di una scrupolosa esatezza scrive: “chome a dì 21 marzo 1496, de luni, fo discoverto il cavalo eneo di Bortholamio Coglion da Bergamo, olim (una volta) capitanio zeneral nostro da etrra, posto sul campo da San Zanipolo. Opera bellissima, et tutti la andoe a vedere, et è da saper che il maistro che la fece, chiamato Alwxandro de Leopardo venitiam, oltra molti danari che hebbe da poi compito per il Conselo di Diese, li fo dato di provisione in vita soa ducati cento e l’anno“.
Appare quindi evidente, per quanto a qualcuno piaccia sostenere il contrario, che oltre al compimento del cavallo modellato solo in parte dal Verrocchio, per cui il Leopardi fu dai suoi comtemporanei chiamato “Alessandro dil cavallo” e “de soto la panza di lo cavalo è le tal lettere: Alexander Leopardus F. (fecit)”, l’artista veneziano fece di tutto il suo genio la maschia e ardita figura del Colleoni e il superbo piedestallo di quel monumento che la storia dell’arte ha ormai battezzato “il più bel monumento equeste del mondo“. (1)
(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 25 maggio 1931
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.










































































