Beccheri, cani e cortesani

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Campiello de le Becarie a San Giobbe. Sestiere di Cannaregio

Beccheri, cani e cortesani

La provvista delle carni non fu mai trascurata dai Veneziani anzi con quell’alto sentimento di legalità e di ordine che dominava tutte le cose repubblicane anche sulle Beccarie si era fin dagli antichi tempi istituito un ufficio di tre nobili, il cui capitolare fin dal 1249 emanava le sue deliberazioni, e che nel 1545 prese, con apposito decreto del Senato, il nome di Provveditori sopra le Beccarie.

I Becheri avevano la loro confraternita nella chiesa di San Matteo di Rialto, ed era loro speciale privilegio d’intervenire nella caccia dei tori molai che si dava nella corte del Palazzo Ducale per solazzo, come dice il Mutinelli, delle damigelle della dogaressa nell’ultima domenica di carnevale. Anzi in quella occasione i Becheri sostituivano gli Arsenalotti facendo loro la guardia al Palazzo dall’ora di terza (circa le nove del mattino) fino al termine dello spettacolo.

I macellai, e specialmente i cortesani giovani spavaldi, prodighi ed arditi, erano fieri di tenere per boria due o tre alani, chiamati a Venezia, cani da toro ed erano quelli cani, dice l’Algarotti, grossi, gagliardi, feroci e venivano dall’Albania.

Nel 1702, racconta il Gallicciolli, che Almorò Morosini, passando di notte per il campo di Santa Maria Formosa, fu assalito da tre uomini mascherati e da un cane da toro aizzatogli contro.

Il Morosini si riparò in Calle Lunga dove, in cao zo del ponte, c’era il suo palazzo difendendosi fino all’accorrere dei suoi, ma prima con uno stocco uccise il cane, il più feroce degli assalitori, ed il colpo fu tale che le comari di Calle Lunga, quando volevano indicare cosa straordinaria, usavano la frase: Gnanca el stoco del Morosini che ha tagià el can per mezzo!

A San Giobbe nel 1713 esistevano due Beccarie grandi, con magazzini dove si ammazzavano li manzi, tenute in affitto dai beccheri, i quali pagano per affitto soldi quattro per ogni manzo che si ammazza. E fu appunto, dice Francesco Todeschini nella sua cronaca manoscritta esistente alla Marciana, in fondamenta San Giobbe che avvenne una furiosa lotta fra un bove fuggito dalla beccaria e tre cani da toro. Il bue, ferito dai cani, divenne furibondo; con una terribile cornata prese in pieno un cane e lo sbatté per terra agonizzante, poi si gettò in canale inseguito dagli altri due resi sempre più feroci. Nell’acqua la lotta fu accanita, ma breve, al bue furono staccate le orecchie e dovettero accorrere in barca i beccai con funi e bastoni e alla fine il bue fu legato e mezzo morto condotto a riva.

La Beccaria maggiore era a Rialto sull’area dove sorgeva il palazzo Querini demolito all’epoca della congiura di Belmondo Tiepolo, e funzionava sotto osservanza dei Provveditori fin dal 1339. Nel campo dinanzi alla Beccaria nacque nel settembre del 1602 seria contesa fra cortesani di Cannaregio ed alcuni della parrocchia di San Martino per questioni di donne. Dalle parole vennero subito ai fatti, e dalle busse passarono alle crocette, specie di pugnale con la guardia fatta a croce: ci furono due morti e qualche ferito, fra cui una donna del vicino Castelletto di San Matteo.

I birri accorsi arrestarono un tale Zanetto Bonavita, ardito ed avventuroso cortesan di San Giobbe, che si buscò due anni di carcere a bando perpetuo. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 2 ottobre 1923.

Da sinistra a destra, dall’alto in basso: Campiello de le Becarie a Rialto, Campiello de le Beccarie a San Giobbe, Campiello de le Becarie a Rialto, Campiello de le Becarie a Rialto, Campiello de le Becarie a San Giobbe, Campiello de le Becarie a Rialto, Campiello de le Becarie a Rialto, Campiello de le Becarie a San Giobbe.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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