Un delitto a Treviso, e l’impunità di bando non applicata

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Porta San Tomaso. Treviso

Un delitto a Treviso, e l’impunità di bando non applicata

Il podestà e capitano di Treviso Marin Molin scriveva il 23 febbraio 1523 alla Signoria, che nella contrada di San Tomaso accadevano quasi ogni notte scene violente tra il fornaciaro, fabbricante di mattoni, Nicolò di Putiet una sua nuora Maddalena moier dil fiol Lorenzo“, donna bellissima e chiamata per i suoi capelli ed occhi neri “la mora di san Tomaso“. La Signoria lesse e non ci badò: era allora troppo preoccupata per la guerra in Italia tra Carlo V e Francesco I e per l’assedio dei Turchi contro Rodi, così che nulla rispose al da Molin e le baruffe continuarono ancora. Ma il 28 aprile 1524, cioè circa due mesi dopo, perché l’anno veneto cominciava il primo marzo, una seconda lettera del nuovo podestà Marco Zantani avvertiva che Nicolò di Puti in un impeto di rabbia sfrenata aveva uccisa la nuora “per non averli voluto asentir a usar con lui“. Il podestà chiedeva l’autorizzazione di proclamar taglia contro l’assassino ormai fuggito e la Signoria decretava il 12 maggio 1524 “bando in vita con taia vivo di lire mille et morto di lire seicento“.

Il figlio Lorenzo di Puti, non potendo darsi pace per l’uccisione della moglie, causata dalla turpe brama, si era dato a battere tutta la campagna trevisana alla ricerca del padre per consegnarlo alla giustizia ma inutilmente sebbene fosse certo che il vecchio non avesse sconfinato. Il 30 giugno avvenne nella stessa Treviso l’ultimo atto della tragedia: Nicolò senza denari e senza risorse cercò di raggiungere la sua casa a Treviso per rifornirsi di qualche oggetto e venderlo, ma incontrato Lorenzo, che credeva assente, fu invece quella l’ultima ora della sua vita. Assalito con rabbia felina dal figlio il vecchio cadde con varie ferite e morì poco dopo; Lorenzo forte del bando contro il padre rimase a Treviso.

Il podestà Marco Zantani al brutale parricidio, d’accordo con la Signoria, non applicò l’impunità del bando “et fatto“, dice il Sanudo, “retenir Lorenzo di Puti li fo intimato di prender il confin et mai comparir in terra di san Marco, et cussì fo in vita” (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 4 aprile 1926.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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