Francesco Maria Piave, librettista muranese

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Francesco Maria Piave

Francesco Maria Piave, librettista muranese

Francesco Maria Piave, nato a Murano nel 1810 e morto a Milano nel 1876, fu uno dei più prolifici librettisti d’opera dell’800. Collaborò con vari musicisti, come Mercadante e Pacini, ma soprattutto con Giuseppe Verdi.

La famiglia Piave (con la variante “De Piave“) era presente a Murano almeno fino agli inizi del XX secolo e risulta inserita anche nell’Albo d’Oro delle famiglie muranesi, compilato nel 1605. Il nostro era figlio di Giuseppe, proprietario di una fabbrica di vetri, e di Elisabetta Casarini.

Francesco Maria venne avviato agli studi ecclesiastici nel Seminario Patriarcale, studi che abbandonò nel 1827 per seguire il padre trasferitosi a Pesaro. Qui proseguì gli studi classici e letterari. Nel 1837, alla morte del padre decise di tornare a Venezia, dove trovò lavoro come revisore-correttore presso il tipografo Giuseppe Antonelli di Venezia e nella sua bottega ebbe modo di tradurre varie opere dal francese.

Nel 1843 gli viene affidata la stesura di un libretto per Giuseppe Verdi. Dopo varie vicissitudini, la prima collaborazione col grande compositore di Busseto si concluse con “Ernani, azione lirica in quattro parti“, tratto da un dramma di Victor Hugo; il libretto fu scritto in meno di due mesi e rappresentato, poi, al Teatro la Fenice il 9 marzo 1844. Fu l’inizio di una fortunata collaborazione, che portò alla definizione di “librettista di Verdi“, con la quale è normalmente citato il poeta muranese. A questa prima opera seguiranno, poi: “I due Foscari” (1844), “Macbeth” (1847), “Il corsaro” (1848), “Stiffelio” (1850), “Rigoletto” (1851), “La traviata” (1853), “Simon Boccanegra” (1857), “Aroldo” (1857), “La forza del destino” (1862).

Francesco Maria Piave, nel 1855, nella parrocchia di Santo Stefano, sposò la cantante Elisa (Elisabetta) Gasparini, dalla quale ebbe una figlia, Adelina, anch’essa cantante.

Nel 1859 Piave lasciò la Fenice, profittando del fatto che fosse chiusa per la guerra, e si raccomandò a Verdi per trovare lavoro a Milano, quindi, lasciata Venezia, rimasta austriaca, si trasferì con la famiglia nel capoluogo lombardo e, con l’appoggio del musicista e della patriota e mecenate Clara Maffei presso il governatore Massimo d’Azeglio, nel 1860 ottenne un contratto con la Scala.

Fu assunto in una nuova figura professionale che gli attribuiva le competenze del poeta e del direttore di scena per uno stipendio, però, piuttosto contenuto. Fra diverse delusioni e i carichi di lavoro alla Scala la sua salute si indebolì e nel 1867 un ictus cerebrale lo privò dell’uso della parola e della capacità di movimento.

La famiglia Piave cadde in disgrazia e furono i suoi amici e conoscenti del mondo artistico ad aiutarlo: l’editore Ricordi pubblicò un Album per canto cui parteciparono molti musicisti per i quali aveva scritto dei libretti il ricavato della cui vendita andò a sostegno dello sfortunato poeta melodrammatico e dei suoi familiari.

Francesco Maria Piave visse ancora nove anni pressoché in stato vegetativo e furono sempre gli amici, in primis Giuseppe Verdi, ad aiutare la famiglia. Il poeta morì il 5 marzo 1876 e Giuseppe Verdi si accollò tutte le spese per il funerale e la sepoltura nel Cimitero monumentale di Milano.

I muranesi lo ricordarono con l’intitolazione di un teatro (in Bressagio) e poi, nel secondo dopoguerra, di un Cinema, che però è rimasto nella memoria soprattutto col nomignolo dato al proprietario. Nella topografia, il Piave è ricordato con la titolazione della fondamenta fronte laguna dove si trova il faro.

Nel 2014 l’Associazione per lo Studio e lo Sviluppo della Cultura Muranese ha fatto sistemare sul muro della fondamenta omonima una lapide commemorativa dell’illustre concittadino. (1)

(1) http://www.miamurano.it/articoli/pers001.html

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