La famiglia Zanotto, dal Barbarossa alle Pasque Veronesi

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Stemma della famiglia Zanotto sulla facciata verso il Canal Grande dell'Hotel Bauer - San Marco

La famiglia Zanotto, dal Barbarossa alle Pasque Veronesi

Giovanni di Sayn, disceso in Italia nell’ottobre del 1154, al seguito dell’imperatore Federico Barbarossa, venne successivamente infeudato della signoria del castello della Motta, a nord di Firenze. Giovanni di Sayn diventò Giovanni di San e poi di Zan, e i suoi discendenti vennero chiamati Zanotti o Zanotto. Dalla Toscana la famiglia Zanotto si diramò a Venezia, dove venne ascritta all’ordine cittadinesco, e dove annoverò uomini illustri nella vita religiosa, e nell’assistenza sociale fornita dalle Scuole di devozione. Ma gli Zanotto eccelsero soprattutto nell’uso delle armi; come Andreas e Ioannes Zanotto che furono templari, e morirono combattendo durante l’assedio della città d’Acri (1291), da parte dei mamelucchi di Al-Ashraf Khalil. (1)

Un Pietro Zanotto, figlio di Benedetto, partecipò alla riconquista di Pordenone nel 1513 con Bartolomeo d’Alviano (detto Liviano), e poi lo seguì a Marignano (Melegnano) in aiuto ai francesi di Francesco I, contro gli svizzeri comandati dal vescovo di Sion, Matteo Schiner, che avevano il controllo del Ducato di Milano. Il Sanudo, nei suoi Diari, racconta la battaglia di Marignano riportando il testo di una lettera scritta dal proveditor zeneral sier Marco Antonio Contarini a suo fratello Battista. Scrisse il Contarini nella lettera: il giorno 13 settembre 1515 dopo aver combattuto fino a notte inoltrata, i francesi chiamarono in soccorso i veneziani che erano accampati a Lodi, il giorno successivo i combattimenti ripresero con gli svizzeri che andarono all’assalto del campo dei francesi, alla fine dei combattimenti i francesi stavano per soccombere quando “le nostre zente d’arme comenzarono a zonzer“, non aspettò l’Alviano di avere tutte le forze a disposizione, ma “con i sui gentilhomeni (con la cavalleria), intrò in la bataja de sguizari, li quali haveano circondalo el redeguarda de franzesi, che erano a mal partito, et rupeli talmente, che da poi sguizari non combaterono più ma continuamente se andarono retrazendo“, furono successivamente investili da altre lanze veneziane e si divisero; una parte fuggì verso Milano e una parte si ritirò in un boschetto, quelli che si ritirarono verso Milano furono inseguiti dai capelleti e da altri cavalli leggeri e non furono salvi se non quando entrarono nella città, che “le fantarie nostre non zonseno a tempo, che senza dubio, se giongeano, non ne tornava algun in Milan“, brutta sorte toccò a quelli che si nascosero all’interno del boschetto perché “el signor Bortolomio li messe l’artelaria al culo (alle spalle), et forono rotti, et dicono non li esser scapolato alcun“, finita la battaglia si contarono 15 mila morti tra gli svizzeri e 3/4 mila tra i francesi, i francesi confessarono di aver avuto la vittoria per merito dei veneziani e dissero che “mai volerse partir (separarsi) da la militia de’ venitiani“. (2)

Un Andrea Zanotto, fu uno dei luogotenenti di Giovanni dalle Bande Nere, e nel 1526 difese il Regno di Ungheria, come comandante del castello di Devìn nei pressi di Bratislava, riuscì a resistere e a respingere l’assedio turco con il nipote Giovanni, ottenendo il titolo comitale. Il figlio Antonio si stabilì a Dulcigno (in Dalmazia, oggi Montenegro), venendo riconfermato nel ormai “onorifico” titolo comitale, soltanto dopo il 1562 i discendenti di Andrea si fregiarono di tale titolo. Nel 1571, durante la guerra di Cipro (1570-1573) o quarta guerra turco-veneziana, Dulcigno venne assediata dai turchi di Piali pascià, Antonio subì la sorte dei difensori, dopo un’eroica resistenza morì decapitato. Dei figli di Antonio, Marino e Andrea morirono in uno scontro in mare davanti a Dulcigno, Giacomo promosse azioni di guerriglia ai danni delle varie piazza-forti ottomane, combatté nella battaglia di Lepanto, e venne creato cavaliere di San Marco.

Infine i fratelli Giuseppe e Giacomo Zanotto, nell’aprile del 1797, furono con i loro uomini alle pasque Veronesi. Misero insieme dalmati, cechi, ungheresi, schiavoni e tutti gli albanesi che trovavano, gente veloce, irruenta e da sfondamento, ma soprattutto gente fedele che non meditava sulle decisioni, riuscirono a mettere insieme 1437 uomini. Purtroppo non riuscirono ad entrare a Verona a causa dell’enorme numero di truppe che Napoleone, furioso aveva fatto accorrere, riuscirono però con continue sortite di giorno e di notte per cinque giorni di fila a rallentare le operazioni dei francesi, attaccando le retrovie, eliminando i depositi della polvere da sparo e inchiodando quando riuscivano i canoni. Ritornarono solo in nove e tutti feriti; fu l’ultima azione militare degli Zanotto al servizio della gloriosa Serenissima Repubblica di Venezia. (1)

(1) http://zanotdezanotto.altervista.org/pagina-336843.html

(2) MARINO SANUDO. I Diari vol. 21

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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