Un ballo nel monastero di San Lorenzo durante il carnevale del 1664

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Ex Monastero di San Lorenzo già Casa d'Industria ora Residenza per Anziani. Campo San Lorenzo - Sestiere di Castello

Un ballo nel monastero di San Lorenzo durante il carnevale del 1664

Nel 1664 il principe di Toscana poi granduca Cosimo III, visitava il convento di San Lorenzo ed segretario Filippo Pizzichi così ne scriveva: “E’ questo il più ricco monastero di Venezia, e vi sono cento madri tutte gentildonne. Vestono legiadrissimamente con abito bianco alla franzese, un velo picciolo cinge loro la fronte, sotto il quale escono li capelli arricciati, il seno hanno mezzo scoperto, et il busto di bisso a piegoline“.

Fu appunto nel carnevale del 1664 che il convento dette scandalo a tutta la città, ed il Consiglio dei Dieci, d’accordo col patriarca di Castello, chiamata la badessa Carolina Falier, le fece un solenne rimprovero minacciando anche la chiusura del convento.

Lo scandalo avvenne il 15 febbraio: il carnevale era nella sua piena fase di baldoria, e tra le mascherate che più facevano chiasso per vivacità e ricchezza, era quella famosa dei patrizi moreschi composta di dame e cavalieri, camuffati da mori con abiti di seta e di raso preziosi. Dopo un lungo giro per la città, la mascherata finiva in Campo San Lorenzo, come da tacito accordo col convento, e qui messer Taddeo Diedo, battendo alle porte, cominciò a cantare seguito da tutta la comitiva:

Vegnimo da l’Africa,
Dai caldi paesi,
E semo dei zoveni,
Discreti e cortesi,
Da banda coi scrupoli:
Preghemo per nu,
Un fià de ricovero,
Novizze, tra vu.

La porta del parlatoio si spalancò d’improvviso e venti monache “col busto di bisso et con li piccioli veli sui capelli lindamente accomodati” vennero ad accogliere la mascherata. Lungo i lati del parlatoio erano apparecchiate delle tavole con grandi tovaglia bianche e su quelle stavano aspettando “pernise e fasanete fredde, bussolai, marzapani e confetti e vin moscato dolce in bottiglie di Murano“.

Si cominciò a ballare al suono di una musica che veniva da una saletta dietro il parlatoio, e per tutta la notte ci fu nel convento di San Lorenzo, una grande allegria di canti e suoni. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 10 dicembre 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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