La Stua (stufa) di San Zuane Novo (San Giovanni Nuovo), nel Sestiere di Castello

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Sotoportego de la Stua a San Giovanni Novo - Sestiere di Castello

La Stua (stufa) di San Zuane Novo (San Giovanni Nuovo), nel Sestiere di Castello

Afferma il Gallicciolli nelle sue Memorie Venete Antiche che stua, stufa, si chiamava quel luogo dove stavano, i bassi chirurghi che curavano le unghie incarnate, tagliavano i calli, facevano salassi, ed eravi nella bottega sempre la stufa con acqua calda sempre pronta. Ed oltre a tali servizi chirurgici le stue servivano anche per bagni caldi in ampie tinozze all’uso turco, e sembra proprio che dall’Oriente, come dice Alvise Molin nel suo diario, ne venisse l’usanza. Ma gli stueri non si accontentavano solo dei calli, unghie, salassi e bagni, volevano anche curare malati ed ordinavano decotti da loro composti, unzioni e frizioni con l’argento vivo, con profumi od altro, e danno, dice un decreto del 3 luglio 1615, certi medicamenti per bocca così gagliardi che invece di cacciar malattie, cacciano l’anima.

Il Coronelli narra che molti erano gli stueri sparsi per la città, ma la stua de San Giovanni Novo portava sopra tutte il vanto, era composta di due stanze fra loro comunicanti, la prima serviva per le solite operazioni di bassa chirurgia, la seconda per i bagni, ed erano messe con abbondanza di sgabelli poltrone e tappeti; le tinozze erano di legno lucido e la biancheria candida. Il padrone era tale Giacomo Rota e gli avventori molti e ragguardevoli.

Ma un brutto giorno, verso, il tramonto del 21 marzo 1597, capitò nella stua per un bagno la bellissima cortigiana Bettina Zanetti di Calle de le Rasse, seguita poco dopo dal patrizio Antonio Molin che voleva a forza entrare nella stanza dove stava la Zanetti, per insaonarghe la vita. Si oppose il Rota; il Molin alzò il bastone che aveva seco; nacque una zuffa, accorse Vincenzo nipote del Rota e il Molin cadde a terra ferito e poco dopo spirava. Il Rota ed il nipote furono condannati al bando.

La stua de san Giovanni Novo fu presa allora da certo Marchetto Filippi, ed erano clienti i canonici di San Marco e i preti di San Basso che la frequentavano da vespro a compieta, cioè nelle ore meridiane, avendo il Filippi stabilito che le cortigiane andassero soltanto il mattino. Ma nel 1620 morto il buon Marchetto gli successe il figlio Agostino e cominciò allora la decadenza: l’Agostino era giovinastro, tutto donne, prepotenze e bagordi, tanto che nel codice del Cicogna leggiamo: Giovedì mattina furono dati in pubblico tre tratti di corda ad Agostin stuer a San Giovanni Novo trovato mascherato e con armi da Marietta Sturli meretrice a San Fantin.

Il 18 maggio 1629 moriva nella stua dopo un salasso fattogli, Zaccaria Fasuol parroco di Santa Maria Elisabetta del Lido, e fu questa l’ultima rovina della bottega che un tempo aveva primeggiato su tutte. E la stua discese allora di gradino in gradino: adesso era convegno di meretrici e di birri, e nella stanza del bagno se ne facevano di tutti i colori, tanto che ci mise il naso Missier grando e d’ordine del Consiglio dei Dieci la bottega fu chiusa per sempre. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 19 agosto 1923.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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