Parrocchia di Santa Maria Formosa

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Chiesa di Santa Maria Formosa

Parrocchia di Santa Maria Formosa

Fondazione

Antiche tradizioni ci informano, che il Vescovo San Magno, nella sua peregrinazione dopo fuggito da Oderzo, vedesse una candida nube sopra le nostre isolette, da cui prendesse argomento di additare il sito dall’ombra di quella nube coperto, per la erezione di un tempio, che fu il primo fra noi consacrato a Maria Santissima, aggiungendole il titolo Formosa, allusivo alla venustà di quella visione, Tempio che venne alla Purificazione di Maria Vergine dedicato.

Chiesa

La famiglia Tribuno, poi chiamata Memmo, concorse alla prima edificazione di questa Chiesa. Nell’anno 864 venne riedificata dai figli di Marino Patrizio; ma poi, distrutta dal vasto incendio del 1105, fu nuovamente eretta a merito della suddetta famiglia Memmo, indi a compimento condotta dall’altra famiglia Barbetta nel 1175. Cadente verso il 1492, fu duopo riedificarla; ciò si eseguì con disegno di Moro figlio di Martino Lombardo.

Nel secolo XVI fu decorata di maestoso prospetto in marmo, a spese del celebre Generale Vincenzo Cappello, la cui statua, scolpita da Domenico di Pietro da Salò, domina sopra la Porta. Altri personaggi di quella illustre prosapia provvidero alla decorazione del fianco settentrionale di detta chiesa, sul quale appunto figurano i loro busti. Veemente scossa di terra, nel 1688, trasse in rovina l’interno dell’edificio. Torrino Tonnoni, ricco negoziante, somministrò i mezzi onde ristabilirlo, nel che imitato lo stile del Sansovino, gli si diede la forma elegante che tuttora presenta.

Si ammirano in questa chiesa alcuni mosaici, e scelte pitture; fra queste primeggia la tavola del primo altare, a destra di chi entra per la porta maggiore, rappresentante Santa Barbara, opera delle più segnalate della Scuola Veneziana, uscita dal pennello di J. Palma il Vecchio.

Campanile

Fu innalzato in maestosa forma l’anno 1682, sopra modello di Don Francesco Zucconi, sacerdote molto istruito anche nelle arti belle.

Parrocchia

Sin dalla prima sua fondazione, questa chiesa s’istituì parrocchiale, prerogativa che tuttora conserva. Per la riforma delle nostre parrocchie avvenuta nel 1810, si aggregarono ad essa alcune contrade delle soppresse parrocchie di Santa Marina, e di San Giuliano, come ancora l’intero circondario dell’altra di San Leone (San Lio). In quel movimento però se ne staccarono alcune frazioni, le quali concorsero alla formazione delle due conterminanti parrocchie di San Zaccaria, e dei Santi Giovanni e Paolo, che allora appunto si eressero.

Chiese entro la periferia di questa Parrocchia attualmente ufficiate.

San Leone (volgarmente S. Lio) Sussidiaria. Dedicata in origine a Santa Catterina, si riedificò nel 1065; e allora fu consacrata a San Leone Papa IX, in riconoscenza del favore da quel pontefice manifestato in vita a vantaggio dei Veneziani. Minacciando rovina, fu nuovamente costrutta nel secolo XVI, ed ebbe solenne consacrazione da Luca Stella Arcivescovo di Zara, nel giorno 22 settembre 1619, altro restauro le fu praticato nel 1783. Parrocchiale sino dai primi tempi, fu soppressa al momento della concentrazione, nel 1810 venne aggregata qual Sussidiaria a Santa Maria Formosa.

Santa Maria della Consolazione (volgarmente Madonma della Fava). Intorno al 1480, la famiglia Amadi, ed altri abitanti nel vicinato di San Leone, eressero una cappella, presso il Ponte delle Fave, in cui collocarono un’immagine miracolosa di Mari Vergine, dalla quale località prese il titolo di Madonna della Fava. Nel 1662, tre pii sacerdoti riunitisi in una casa prossima alla cappella, vi fondarono un Istituto dell’Oratorio di San Filippo Neri. Cresciuta nel giro degli anni quella religiosa famiglia, si ampliò la sua abitazione; e aumentando del pari anche il concorso dei devoti che imploravano grazie dalla sacra immagine colà custodita, si diede mano nel 1705 alla edificazione del magnifico tempio che tuttora sussiste in floridissima condizione, eretto in moderna forma, con disegno di Antonio Gaspari, e nel 1753 consacrato.

Piccola Cappella sorge vicina, a San Filippo Neri intitolata; e questa, e la chiesa sono ufficiate dalla Congregazione de Preti dell’Oratorio nell’adiacente locale domiciliata.

Beata Vergine della Salute. Oratorio. Fra la Chiesa di Santa Maria Formosa e il suo campanile, stavano due oratori, l’uno dedicato alla Purificaziane di Maria Vergine, l’altro a San Giosafatte. Ambedue secolarizzati nei primi anni di questo secolo, furono di recente restituiti al culto divino per le cure dell’attuale monsignor pievano, e decorosamente convertiti in un solo oratorio, col titolo della Beata Vergine della Salute.

Chiese secolarizzate.

Santa Marina. Fondata dalla famiglia Balbi verso il secolo XI, fu consacrata nel 1 luglio 1030, e intitolata a San Liberale, o secondo altri, ai Santi Liberale ed Alessio. Trasferito dai contorni di Costantinopoli a Venezia nell’anno 1231 (e non nel 1213 come dissero alcuni), a cura di Giovanni Bora, il sacro corpo di Santa Marina, venne deposto nella chiesa suddetta, la quale, allora restaurata ed ampliata, prese il titolo di quella Santa.

Ebbe poi nuovi restauri e ornamenti. Nel 1705 fu ridotta in moderna forma, e nuovamente abbellita nel 1754. Parrocchiale antica, divenne sussidiaria nel 1808, e poco appresso, cioè nel 1810, secolarizzata, e ridotta agli usi di abitazioni private. Aggregata una porzione della Parrocchia alla Chiesa di Santa Maria Formosa, si trasferirono in questa le sacre spoglie di Santa Marina, or custodite nel primo altare a sinistra di chi entra per la porta maggiore.

Fra i monumenti della preaccennata chiesa soppressa, quello pur figurava dalla Repubblica Veneta eretto al suo generale Taddeo Volpe, patrizio d’Imola, valorosissimo capitano, che prestò cospicui servigi allo Stato, segnatamente nella guerra contro la Lega di Cambrai; nella quale difficile congiuntura ricuperò Padova dalle mani degli alleati, nel giorno 17 luglio 1509, sacro appunto a Santa Marina. Dominava su quel mausoleo la statua equestre dell’eroe scolpita in legno rivestito d’oro, la quale, nel subbuglio delle soppressioni, venne, non si sa come, smarrita.

Ma il rimanente del monumento, colla iscrizione, rimase salvo; poi, restaurato a cura del Nob. Lodovico Carcano Volpe erede di quella illustre famiglia, si collocò nel chiostro del Seminario Patriarcale, ove tuttora è serbato. Vi si aggiunsero anzi le chiavi della Città di Padova, dalla medesima offerte alla Repubblica quando la prima volta, cioè nel 1405, si era al Dominio veneto assoggettata, le quali chiavi stavano appese al monumento del Doge Michele Steno, parimenti collocato in Santa Marina, perché nel corso del suo dogado si ebbe quella Città. Per la secolarizzazione di cui si è parlato, l’urna dello Steno fu trasferita nel Tempio dei Santi Giovanni e Paolo, ma non quelle chiavi, e invece si unirono al monumento Volpe, così alludendo alla riconquista di quella Piazza, al di lui braccio dovuta.

Santa Barbara A piedi del Ponte delle Bande, che sorge quasi dirimpetto alla Chiesa di Santa Maria Formosa, si trovava un oratorio per le unioni della Scuola ossia confraternita de Bombardieri, intitolato a Santa Barbara lor protettrice, il quale ora è convertito in abitazioni private.

San Giosafatte Oltre l’Oratorio di questo Santo vicino alla parrocchiale, ed attualmente facente parte di quello della Beata Vergine della Salute, altro ve n’era al santo medesimo dedicato, presso il Calle chiamato Cassellaria, e che nella soppressione fu convertito ad altri usi.

Località meritevoli di particolare menzione.

Palazzo Priuli Questo grandioso Edificio (N. 63) sorge maestosamente sulla Piazza o Campo adiacente alla Chiesa di S. Maria Formosa, di cui occupa quasi totalmente quel lato che guarda il fianco settentrionale della Chiesa medesima. Venne eretto con disegno dell’architetto Monopola, e meritò encomio dal Sansovino.

Ponte delle Bande. Questo Ponte attraversa il Canale o Rio che scorre dinanzi alla maggior porta della parrocchiale di cui si parla, e forse gli fu aggiunto il nome delle Bande, che volgarmente significa parapetti, perché fu il primo, o fra i primi, ai quali si applicarono quei laterali ripari, essendoché una volta i nostri ponti ne mancavano affatto, come si vede in qualcuno nella originaria sua forma tuttora sussistente.

Cassellaria La calle era destinata alle officine dei falegnami addetti particolarmente alla fabbricazione di casse, poiché nei secoli addietro il corredo delle spose soleva consegnarsi riposto in una cassa, più o meno elegante e ricca secondo la condizione delle famiglie. Perciò troviamo tuttora conservate alcune tavole da celebri maestri dipinte, le quali in origine formavano il coperchio, o le sponde di siffatte casse. Anzi in molte antiche famiglie si serbano tutta via simili casse riccamente intarsiate d’ebano, d’avorio, di madre perla, e che presentano anche le tracce di pietre preziose che vi erano incastonate.

Codesti artefici della Cassellaria furono appunto quelli che presero somma parte nel ricupero delle spose rapite, intorno alla metà del X secolo, dai pirati dell’Istria mentre stavano a compiere i sacri riti nuziali nella Cattedrale di Olivolo; pel merito della quale azione ottennero dal Doge la grazia dell’annua visita alla loro parrocchia.

Feste Veneziane

Feste delle Maria. Di questa festa, che si celebrava ogni anno in Santa Maria Formosa, ho parlato nella descrizione della Parrocchia di San Pietro di Castello, perché in quella chiesa ebbe luogo l’avvenimento da cui la festa trasse l’origine; quindi non occorre farne cenno ulteriore.

Festa di Santa Marina. Abbiamo veduto disopra, che nel 17 luglio del 1509, giorno dedicato a Santa Marina, Taddeo Volpe alla testa delle Venete armi ebbe la gloria di ricuperare dalle forze della Lega di Cambrai la piazza di Padova.

Calmata alcun poco l’agitazione di quell’aspra guerra, la Repubblica, usando l’accostumata sua saggia politica, manifestò generosa la propria riconoscenza verso il cielo, e verso gli uomini al decoro e all’utilità dello stato adoprati: decretò quindi, fosse innalzato in Santa Marina magnifico mausoleo (del quale si è detto) al capitano che aveva condotto l’esercito; e che ogni anno dovesse il Doge col Senato visitare nel suddetto giorno 17 luglio la Chiesa di quella santa che aveva protetto il conflitto. Col maestoso apparato proprio di quel governo, il Doge e il suo seguito si trasferivano pomposamente nelle barche dorate a quel tempio, ove in rendimento di grazie una messa solenne si celebrava, anniversario sino alla caduta della Repubblica continuato. (1)

(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)

Parrocchia di San Maria Formosa dall’Iconografia delle trenta Parrocchie – Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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