La Gondola

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Gondola nel cortile di Palazzo Ducale

La Gondola

Così nominata dal greco vocabolo Kondy, con poca persuasione del Muratori, che ne reputa ignota l’etimologia. Nel secolo di cui scriviamo, era questa una specie di imbarcazione della lunghezza di piedi 24 e con dodici remi, ma per certo diversa dalle meno antiche gondole, e molto diversa dalle moderne, se unitamente agli schifi ed ai battelli, serviva a corredo dei grossi navigli da mare, appunto come adesso i caicchi, le barcaccie, gli scalè, le jole, ecc. Troviamo nominata la gondola prima del 1280. Non dubitiamo, che le gondole di questo secolo fossero rostrate. Con lo scorrere dei secoli, la gondola ebbe sensibili modificazioni; anzi nel XVI, ridotta a costruzione più leggera e più vispa, pare la si abbia scelta ed a tutte preferita come barca nazionale cittadina. Portava ancora due rostri di ferro, l’uno all’estremità della poppa, l’altro alla prua; furono poi le gondole coperte con il così detto felze, e andavano vogate da due marinari, che pure si dicevano gondolieri o barcaroli.

Circa ai molteplici cambiamenti successivi per i quali, da questo XIII secolo al cadere della repubblica, vennero essenzialmente alterate la primitiva costruzione e la grandezza della gondola, la quale, come testé dicemmo, da barca rozza grossolana, si è cambiata nella più vispa e graziosa delle nostre cittadine imbarcazioni, a segno di divenire quasi insegna caratteristica della città, noi sapremmo dire in modo positivo e sicuro. Dal costume di portare un rostro o ferro alle due estremità, ad esempio degli antichi navigli dei Greci e dei Romani, si potrebbe credere che le prime e più robuste, barche di tal nome andassero armate di rostro, appunto per offendere i legni nemici. In alcuni dipinti che appartengono ai secoli XVI e XVII, le gondole sono rappresentate con due rostri o ferri di grazioso lavoro, uno per estremità, e sfarzosamente guernite con origlieri e con ricchissime stoffe. Nel secolo XVIII le gondole appariscono ancora più leggere e snelle in confronto a quelle di un secolo prima, ma ricoperte di nero, e con addobbi all’interno egualmente sobri e modesti; se ne tolse un rostro, e rimase quello solo di prua: secondo noi, la costruzione loro è portata alla possibile perfezione.

Non è raro il caso che per i brevi viaggi nell’interno della laguna venga applicata alla gondola una piccola vela verso prua; ma la manovra di essa richiede somma attenzione e pratica, e vi è quasi sempre bisogno di un piccolo timone foggiato a remo sporgente e fisso alla poppa, il quale dai gondolieri si chiama zanca, per costringere la gondola a non derivare dal vento. Chi poi si facesse ad esaminare con l’occhio della scienza e dell’arte la configurazione, ossia il così detto sesto, e le proporzioni della moderna gondoletta nazionale, troverebbe, con il chiarissimo nostro Gaspare Tonello, che ogni sua parte risponde e soddisfa mirabilmente alle leggi dell’idrostatica, a quelle dell’equilibrio, per cui la figura di essa, la disposizione dei due scalmi, il peso dei gondolieri, quello della persona passeggera, il ferro o rostro di prua, lo sporgimento dello scalmo, ossia della forcola di poppa, sono tutti elementi che contribuiscono al mirabile effetto di aver nella gondola veneziana il modello di una barca veloce; quindi essa è la più lesta, la più comoda e la più stabile barchetta che l’ingegno e lo studio possano suggerire ad una fervida immaginazione.

L’equipaggio della gondola è di due soli remi; ma quando toltone il felze, che diciamo caponera (capponaia), la si apparecchia a quattro remi, come in occasione delle corse di festa e delle regate, allora nessun altro piccolo legno può superarla nel corso. (1)

GIOVANNI CASONI in Venezia e le sue lagune, volume primo. Stabilimento Antonelli (Venezia, 1847)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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