Michiel Morosini. Doge LXI. Anni 1382-1382

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Michiel Morosini. Doge LXI. Anni 1382-1382

Compiute le correzioni e le aggiunte alla Promissione ducale, tra le quali era preseritto al principe di rinunziare a qualunque privato commercio, né potesse prendere a prestito danari, se non per onorare persone notabili forestiere; dopo cinque giorni della morte del Contarini, cioé il dì 10 giugno 1382, veniva eletto Michiel Morosini, uomo benemerito della patria, massime per i soccorsi da lui largheggiati durante la guerra di Chioggia, falso essendo ciò che narrano alcuni storici, senza ombra di eritica, sull’appoggio di un errore di dizione commesso dal Muratori nel pubblicare le vite dei dogi, del Sanudo.

Sfortunatamente però il Morosini non visse principe che pochi mesi, nel qual tempo si spedirono navigli a proteggere il commercio veneziano sulle coste della Fiandra; ed altre galee si inviarono a Tenedo, alfine di riavere quel luogo dalle mani di Zanachi Mudazzo, il quale obbedire non voleva agli ordini del Senato. Giovanni Miani, capitano della flotta, e Fantino Giorgio, che comandava le truppe terrestri, ottennero, senza resistenza, quell’isola, che la Repubblica rassegnò poi, secondo i patti statuiti, al conte di Savoia.

La terribil lue, che irruppe in Venezia, dal marzo all’ottobre dell’anno 1382, dalla quale perirono 49.000 persone, trasse a morte anche doge Morosini, il dì 15 dello stesso ottobre, e veniva tumulato, entro nobilissimo monumento, nel tempio dei Santi Giovanni e Paolo. Aveva egli in animo di riformare alcune leggi: e già volle surrogata, contro gli omicidii, alla pena del capestro quella della decapitazione.

Il cartello che gira intorno al suo ritratto, dice:

PAVCA DAMVS PATRIAE, FESTINA MORTE REPRESSI

inserizione cotesta affatto diversa da quella riportata dal Sanudo, che è questa: Quot potai feci, festina morie correptus. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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