La famiglia e il palazzo Contarini dal Zaffo alla Madonna dell’Orto, nel Sestiere di Cannaregio

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Palazzo Contarini dal Zaffo. Sestiere di Cannaregio

La famiglia e il palazzo Contarini dal Zaffo alla Madonna dell’Orto, nel Sestiere di Cannaregio

Una della grandi innovazioni che la legislazione veneta aveva recato nella famiglia era stata l’abolizione dell’odioso diritto di primogenitura: per la Serenissima tutti i figli legittimi di un padre avevano gli stessi diritti. E il fatto fu utile, osserva il Molmenti, anche per la civile comunanza, non turbata nè dalla maggiore ricchezza di chi in casa ricca nasceva primo, nè dalla conseguente inferiorità dei fratelli minori.

Però a tale principio legislativo, di cui Venezia fu la prima interprete fra tutte le nazioni d’Europa, faceva eccezione qualche famiglia, come i Contarini della Madonna dell’Orto e i Querini di Santa Maria Formosa, i quali, fino dall’epoca della quarta crociata, avevano ricevuto in feudo alcune terre: i primi Jaffa o Giaffa, comunemente chiamata Zaffo, città della Palestina, i secondi l’isola di Stampalia nell’Arcipelago greco.

In questa famiglie il titolo feudale con il cavalierato ereditario apparteneva solo al primogenito, il quale, all’atto della investitura da parte del doge, aggiungeva al casato la qualifica “del Zaffo” o di “Stampalia” e diveniva padrone delle rendite annesse.

Nel 1473 Giorgio Contarini, cugino e consigliere di Caterina Cornaro regina di Cipro, veniva da lei stessa investito del feudo di Giaffa senza alcuna protesta del governo di San Marco che per le sue mire politiche non voleva scontentare la regina. Così continuarono le cose per alcuni anni quando nel 1526 sorse questione tra i fratelli Contarini, nipoti di sier Giorgio, per il diritto del feudo e fu questione grossa, portata dinanzi al doge Andrea Gritti e ai suoi Consiglieri.

Racconta il Sanudo: “Giustinian Contarini vol lui il contà (la contea) del Zaffo, perchè fo investito in Cipro et ha scosso sempre le intrade, et sier Tomaso suo fradelo mazor, qual’è maridato con la fiola di sier Polo Malipiero, vol ditto contà esser investito lui, et ha gran razon“. E difatti come a primogenito il feudo spettava a sier Tomaso con la relativa rendita annuale di duemilacinquecento ducati, ma sier Giustiniano impugnava il diritto acquisito con l’investitura della regina di Cipro che aveva anche sulla Palestina alcuni privilegi di giurisdizione.

Davanti alla signoria si discusse a lungo e vivacemente: “perlò prima per sier Giustinian domino Alvise da Noal doctor avocato, li rispose domino Francesco Fileto doctor” e si concluse dalla Signoria a maggioranza di voti a favore di sier Tomasomazor genito et domatina si fazi cavalier et se li dagi la investitura per il Serenissimo“.

Il giorno dopo nella sala del Collegio in Palazzo Ducale avvenne la cerimonia: “sier Tomaso era vestito di damaschin cremesin et per il Serenissimo fo fato cavalier con tre bote de spada su la spala et sier Francesco Corner, procurator li mosse li speroni“. Gli fu posta poi al collo una collana d’oro, dono della Signoria e simbolo dell’investitura, e il nuovo conte del Zaffo accompagnato dai procuratori sier Andrea Gussoni, Marco Molin, Marco Grimani e Francesco Corner, seguito da cavalieri, dottori e parenti “vene zoso in corte dil Palazo con le trombe et pifari avantiet popolo grando“. Il fratello Giustiniano, il giorno prima, appena saputa la decisione della Signoria era corso a casa mettendosi a letto e bestemmiando la sua mala fortuna.

La solenna investitura del conte “del Zaffo” durò fino alla caduta della Repubblica e l’ultimo a riceverla, ormai soltanto tradizione senza rendita alcuna, dal doge Lodovico Manin fu un Alvise Contarini, cavalier e senatore. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 22 maggio 1929.

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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