
Pantasilea Baglioni moglie di Bartolomeo d’Alviano, Capitano Generale “di tutte le genti d’arme” della Serenissima
Nella chiesa di Alviano, piccolo paese in quel di Perugia, si ammira in un affresco del Pordenone un bellissimo ritratto che si crede, non senza buone ragioni, di madonna Pantasilea Baglioni, moglie di Bartolomeo d’Alviano, duca di Bucchianico e capitano generale “di tutte le genti d’arme” della Serenissima. La duchessa è rappresentata come una fiorente bellezza femminile, dai capelli biondi con riflessi di rame, dal volto chiaro ed ovale, dagli occhi vivaci, dal seno ricolmo; opera del Pordenone dipinta sotto l’influsso dell’arte tizianesca prima di venire attratto dal formalismo romano di moda in quel tempo.
Pantasile d’Alviano “qual era graveda, che za tanti anni più non è stata graveda per esser sta lontana dal marito“, venne da Padova a Venezia nel maggio 1514 per visitare la celebratissima fiera dell’Ascensione, volgarmente chiamata della Sensa, che durava quindici giorni ed ora nel Cinquecento una delle più famose fiere d’Europoa.
La gentildonna prese allloggio a San Moisè in una delle case di sier Lorenzo Giustinian “diedro la Piscina“, unitamente alle sue tre figlie Porzia, Lucrezia e Isabella, giovanette fra i dodici e i diciott’anni, e fu accolta con gran simpatia dalle patrize veneziane tra le quali le Venier, le Marcello, le Querini, le Cornaro e le Zantani andarono con le loro gondole ad incontrarla fino a Fusina.
Madonna Pantasilea era arrivata a Venezia nel pomeriggio del 23 maggio e il giorno dopo, accompagnata dalla moglie di sier Domenico Contarini, la nobildonna Andriana, “cum alcune altre patricie“, si recò a visitare la fiera, fece qualche acquisto, e ritornò a casa facendo il giro delle Mercerie le cui botteghe mettevano in quei giorni in mostra le stoffe più belle le sete e i velluti più costosi, i drappi d’oro più fini.
Al passaggio della lieta e bella comitiva, i mercanti uscivano dai loro negozi a salutar la moglie del signor Bartolomeo e a San Giulian Piero Menor detto “dalla gatta“, perchè due gatte aveva nel suo stemma mercantile, uscì dalla sua bottega e col saluto offerse in regalo alla duchessa “certi ormesini et brocati pavonazzeti et verdicini che ‘l penello non gli sapria depenzer meio“.
I palazzi veneziani aprirono i loro batenti a madonna Baglioni d’Aviano: “eri la disnoe a casa di sier Domenico Contarini, ozi a cha’ grande de li Corner a san Maurizio, doman disbarà a san Beneto a cha’ de sier Zirolamo Pesaro, zuoba a casa de sier Vendramin a la Zueca et cussì via“.
Ma la festa più bella fu quella data da sier Nicolò Vendramin nel suo palazzo in Fondamenta de San Biagio alla Giudecca, palazzo sontuoso, già delizia del doge Andrea Vendramin che nei suoi due anni di dogado, dal 1476 al 1478, passò le sue ore migliori negli orti e nel giardino della casa paterna. “Fo invidado assai done, fo fato una momaria et balato assa’ et poi la sera fato cena a più di trecento done et homeni sempre a honore di madona Pantasilea Baglion moier dil nostro capitan zegeral“.
Stette ospite festeggiata per dieci giorni, il doge Leonardo Loredan la invitò a Palazzo, il Senato le offerse una collana d’oro, il Consiglio dei Dieci una borsa di seta ricamata con duecento zecchini e alla sua partenza avvenuta il 2 giugno fu accompagnata fino a Fusina con “li peatoni ducali“.
Circa un anno dopo e precisamante il 7 ottobre 1515 il capitano generale Bartolomeo d’Alviano moriva sotto le mura di Brescia assediata dai veneziani; il suo corpo fu recato a Venezia e, dopo solenni funerali, sepolto nella chiesa di San Stefano.
Ritornava allora a Venezia la vedova del famoso condottiero; rimesta povera, si presentò in gramaglie alla Signoria con il bambino di pochi mesi e braccio e con le tre figliole, e tra i singulti, i pianti, i sospiri si raccomandò al doge.
Leonardo Loredan con affettuose parole cercò di consolare l’aflitta, mentre il Senato in quello stesso giorno decretava una pensione di sessanta ducati al mese, regalava alla vedova una casa a Sant’Angelo, accordava l’esonero dei dazi per le cose occorrenti e alle tre figlie concedeva una dote di tremila ducati ciascuna. Madonna Patasilea Baglioni d’Alviano nel suo immenso dolore, rivolta ai figli, mormorò: “San Marco è grande!“. (1)
(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 21 settembre 1930
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