Le Cappuccine di Santa Maria del Pianto

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Chiesa di Santa Maria del Pianto. Sestiere di Castello

Le Cappuccine di Santa Maria del Pianto

Dal Campiello de Santa Giustina, chiamato anche della Barberia perché attiguo alla Barbaria de le Tole, corre una calle lunga e stretta che sbocca sulle Fondamente Nove, detta la Calle de le Capucine.

Tra tanti ordini di monache che germogliavano a Venezia tra il Quattro e il Cinquecento sorse anche l’ordine delle Cappuccine, fondato da una tale Anzola Grasso, della contrada di Santa Marina, che raccolse presso l’oratorio della Fava tre o quattro donne che, come lei, volevano darsi a vita religiosa; da quel sito si trasferivano poi in una casa vicina all’ospedaletto di San Giovanni e Paolo, emigrando in seguito nella parrocchia di San Ternita. Cresciute di numero, costruirono un piccolo monastero nella Fondamenta Quintavalle a San Pietro di Castello, ma dopo qualche tempo passarono in Campo San Girolamo dirimpetto la chiesa, donde nel 1659 alcune di esse più irrequite delle colleghe si recarono ad abitare un vecchio convento abbandonato in Calle de le Capucine congiunto alla Chiesa di Santa Maria del Pianto.

Allora le Fondamente Nove, costruite e selciate nel 1589 sotto il dogado di Pasquale Cicogna, avevano una tradizione di grande salubrità, si diceva che nelle varie pestilenze veneziane nessun caso fosse scoppiato lungo le sue rive e forse questa tradizione salubre non fu l’ultima causa di quel parziale trasferimento.

Poi la chiesetta era bella e il panorama magnifico, dalle finestre del convento l’occhio spiazzava su tutta la tranquilla laguna settemtrionale, quasi di contro aveva le ridenti isole di Murano, San Michele e San Cristoforo; a destra il verde di San Francesco del Deserto, delle Vignole, del litorale del Lido; a sinistra Campalto e lontano, sull’orizzonte, il caratteristico profilo delle Prealpi cadorine.

La chiesa era stata inalzata per un voto del Senato fatto in occasione dela famosa guerra di Candia e la prima pietra fu posta nel settembre del 1647 con l’intervento del doge Francesco Molin; il disegno, dicono alcuni cronisti, è di Baldassare Longhena, altri invece l’attribuiscono a Francesco, figlio di Bernardino Conti.

Il voto ebbe origine così: imperversava la guerra contro il turco nell’isola di Candia, quando la badessa Maria Benedetta Rossi, monaca Servita del convento di Santa Chiara in Murano, narrò alla Signoria che mentre era in preghiera dinnanzi l’altar maggiore della sua chiesa le apparve la Madonna dicendole: “San Marco haverà razon de li turchi si la Signoria farà un voto a mio honer“.

La notizia della visione si sparse subito per la città, le notizie che giungevano da Candia non erano buone e il Senato per tagliare corto alle tante dicerie che serpeggiavano tra il popolo decretò di alzare in quel lembo solitario di Venezia una chiesa dedicandola a Santa Maria del Pianto, quasi funesta previsione che quella querra gli avrebbe costato milioni di ducati e nella titanica lotta ne sarebbe stata scossa la potenza della Repubblica.

La chiesa sorse a pianta ottagonale, adorna di sette altari, ricca di statue e di pitture tra le quali la gran pala “La deposizione della Croce” e “La Crocifissione di San Pietro” di Luca Giordano detto “Lucca fa presto“, celebre, fecondo e rapido pittore, oggi conservate nella nostra Accademia.

Finchè durò la guerra di Candia, e furono venticinque anni di feroci battaglie, la Signoria vistava la chiesa in uno dei primi giorni di luglio, accolta festosamente dalle suore Cappuccine, ma con la perdita di Candia l’uso decadde e la Madonna del Pianto fu abbandonata.

Alla monache Cappuccine subentrarono, nel Settecento, le monache Servite, finché nel principio dell’Ottocento il convento venne soppresso, serrata la chiesa, disperso il suo patrimonio d’arte, devastata nei marmi, perfino rubati gli altari.

Fu riaperta dall’abate Daniele Canal e restaurata insieme al convento; dei sette altari soltanto tre furono ritrovati, l’altare maggior e i due laterali, e nel 1851 il Canal fondò un Istituto di Educazione. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO. 4 settembre 1930

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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