La mappa particellare di Venezia del Catasto napoleonico, del 1808-1811

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Ricomposizione delle mappe del Catasto napoleonico. Singole mappe da “I Catasti Storici di Venezia 1808-1913 Officina Edizioni”

La mappa particellare di Venezia del Catasto napoleonico, del 1808-1811

Le decime, il campatico, le dadie, il sussidio ordinario, la tassa delle genti d’arme, il quintello, la messetaria ed i dazi erano le imposte ordinarie dirette della repubblica.

Le decime, da cui ebbe origine il veneto censimento, vennero attivate con decreto dei Pregadi nel 1463 e vennero imposte sopra gli immobili, e nello stesso anno venivano estese ad ogni rendita, ad ogni industria, ad ogni professione, meno l’avvocatura esercitata dai nobili scelti dal consiglio maggiore, e meno il valore delle merci, che si depositavano nel fondaco dei Tedeschi, e di quelle che venivano dal mare per la via di Portogruaro.

Le decime furono, qualche anno dopo, in miglior modo regolate, ed un decreto del novembre 1477 eleggeva dieci nobili, cinque dei quali aventi attribuzione al di qua, e cinque al di là del Canal Grande, ed incaricarli della giusta valutazione dei redditi affinchè ciascun cittadino fosse uqualmente tassato.

Cosi andarono per qualche anno le cose, quando in principio del secolo XVI si bruciarono i catastici conservati a Rialto, e fu mestiere ordinarne di nuovo la compilazione. Nei casi di rinnovazione di decime o di un nuovo censimento,  si dovevano dagli abitanti dare le notifiche dei possedimenti, il che si chiamava dar la sua condizione. Ciò avvenne nel 1514, ed allora anzi si stabiliva che ad ogni decennio si rinnovassero; onde mantenere la giusta proporzione tra le rendite e le gravezze, ma da quell’epoca alla caduta della repubblica avvennero sole quattro redecime, cioè quella del 1514, quella del 1661, quella del 1712 e quella del 1740. Nel 1514 ogni sorta di rendite e tutti i beni, meno i capitali di zecca, vi furono sottoposti, se non che, sia che nelle denunzie si scoprissero delle infedeltà, sia che se ne abbia avuto soltanto sospetto, fu ordinato, nelle redecime successive, che la verità delle notifiche fosse riconosciuta dai Dieci savi e dai parroci. Il catasto durante la Serenissima era dunque solo parziale e descrittivo. (1)

A partire dal 1808, durante il Regno d’Italia, venne avviato a Venezia un più moderno catasto generale. Questo inventario, dei beni immobiliari, consisteva in un rilievo geometrico particellare di tutta la città, e di un sommarione che ne descriveva ogni particella indicandone il nome del possessore, l’ubicazione, la destinazione d’uso e la superficie.

Il rilievo geometrico si componeva di 27 fogli in scala 1:2000, i singoli fogli incollati tra loro formavano un’unica grande tavola. Oltre alla mappa originaria del primo rilievo, che era ancora utilizzata nel 1858 dalla Direzione del Censo, ne furono fatte altre copie, che sono attualmente conservate presso l’Archivio di Stato e il Comune di Venezia. In queste mappe le superfici coperte sono colorate in rosa, i rii e i canali in azzurro, le superfici pubbliche in giallo, i sottoportici di uso pubblico in giallo carico, le superfici scoperte in grigio. (2)

(1) Autori vari. Venezia e le sue lagune. Stabilimento Antonelli Venezia 1847

(2) ConoscereVenezia

FOTO: dalla rete e dal libro I Catasti Storici di Venezia. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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