
La mappa di Venezia, del 1321/1323, del francescano Paolino Minorita
Un vecchio codice dal titolo Compendium o Chronologia magna ab origine mundi, oggi custodito nella nostra Biblioteca Marciana, scritto, tra il 1321 e il 1323, da Paolino Minorita, francescano nel convento dei Frari, reca la più antica mappa di Venezia con lo stato topografico della città in quell’epoca. (1)
L’apparato di immagini che accompagna il testo del Compendium costituisce una tappa importante della storia della decorazione libraria e della rappresentazione cartografica: un foglio all’interno dell’opera contiene una mappa di Venezia, una rappresentazione cartografica della città tra le più antiche conosciute. (2)
Sulla costa meridionale di Olivolo, oggi Castello, correva allora lungo tutta l’attuale Riva degli Schiavoni una grande muraglia di difesa eretta dal doge Pietro Tribuno intorno l’anno 906, la quale giungeva fino a Santa Maria Zobenigo dove una grossa catena durante la notte veniva assicurata alla sponda opposta presso San Gregorio chiudendo l’accesso del Canal Grande. Tale precauzione di difesa era allora necessaria per le continue sorprese dei pirati che si spingevano fin dentro delle lagune. Il gruppo del Palazzo Ducale, della Basilica e della Piazza formava un recinto “incastellato” a mura merlate e la fortificazione era collegata con la muraglia che veniva da Olivolo.
Nella parte orientale la città presentava quasi l’aspetto odierno e solo mancava di qualche interramento che nei secoli dopo ne ha prolungato di molto le sponde. La costa invece settentrionale era assai più ritretta di quanto ora lo sia e la Chiesa di Santa Fosca veniva lambita dalla Laguna, poiché solo nel 1332 s’interrò lo spazio paludoso circostante dove ora sorge la Chiesa di San Marziale, e dove c’è la Fondamenta de la Misericordia, la Sacca e il Campo. Cannaregio era quasi deserto; lungo le due rive del canale poche e misere le abitazioni, soltanto nel 1350 si cominciò a consolidare il terreno in quella parte dove sorse il Ghetto.
Ad occidente della città “do gran ponte de terra se stendea su l’acqua, l’una da Santa Marta, l’altra da Santa Chiara, e tra le do ponte l’acqua andava fin quasi alla Chiesa di Santa Margarita“.
Da Fusina si spingeva verso Venezia un lungo promontorio chiamato la “Ponta dei Lovi” (lupi) fatta dai sedimenti del Brenta che sboccava allora da quella parte. Il promontorio fu distrutto nel 1328 e la sua terra servì ad ingrandire l’Isola della Giudecca. (1)
(1) Malgarotto IL GAZZETTINO 29 settembre 1926
(2) Paolino Minorita – Wikipedia
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