
La Compagnia dei Chiozoti e la loro Mascherata
Dal 1832 circa fino al 1880, visse la famosa Compagnia dei Chiozoti, la quale rinnovava ogni anno, durante il Carnevale, i suoi fasti, per le strade, nei caffè, nei palazzi aristocratici.
L’Imperial Regia Gazzetta dell’8 Marzo 1832, con poche parole, annunciava cosi la prima comparsa dei Chiozoti: “Le maschere, che in copia si grande allegrano il nostro Carnevale, si moltiplicarono quest’anno anche più; oltre l’antica Compagnia dei cosi detti Napoletani e quella nobile dei Turchi si ebbero gli Spagnuoli, i Marinai, i Chiozzotti, i Barcaiuoli ed altre diverse“. È questo il primo cenno stampato, che si trovi sulla Mascherata dei Chioggiotti.
Sembra che questa Mascherata sia nata nel 1832 da un buontempone in un momento di baldoria carnevalesca, il quale vestito in costume da Chiozzotto si fece vedere vicino a San Felice a Cannaregio, vendendo la tradizionale suca-baruca, immortalata dal Goldoni, nelle sue geniali Barufe Chiozote. In quell’anno Davide Levi e Antonio Frucco ebbero la felice idea di raccogliere un cenacolo di amici, i quali, vestiti da pescatori chioggiotti, fecero la loro prima comparsa, sbarcando al Ponte de la Paglia.
Nel 1832 e per parecchi anni successivi lo sbarco si effettuò da una lancia pavesata detta el batelo, ornata a festoni e banderuole, poi sostituita da un vero bragozzo con reti alzate alle antenne, ed inargentate in modo da figurar l’umidore e la schiuma dell’acqua, aventi intricati nelle maglie pesci di specie diverse, fatti in cartone e simulanti una abbondante pesca.
Il costume originale, che indossavano i mascherati, e che di poi subì qualche lieve modificazione, era stato disegnato dal famoso figurista del Teatro la Fenice, De Antoni, e la classica fanfara che accompagnava la Mascherata venne composta dal maestro Buscovich. La Compagnia fu da prima diretta da due Comandaori, il Davide Levi e l’Antonio Frucco su ricordati, ai quali successe poi un solo Comandaor, il signor Giovanni Malanotti.
Era nella tradizione della Mascherata, e la causa prima forse della sua popolarità, la ricchezza di confetture di ogni genere, che lanciavano al popolo e dal batelo, prima di scender alla riva, e nel tragitto dalla Riva degli Schiavoni alla Piazza San Marco. Per gli amici e conoscenti vi erano poi le confetture più fine, imitanti Orade, Scievoli (cefali), Bisati (anguille); ed anche ostriche, di quelle vere e freschissime, venivano poi offerte a profusione nella gran festa da ballo, che la Mascherata dava ogni anno. Festa famosa per il buon gusto e per la ricchezza e per le gentili sorprese, che i buontemponi preparavano alle signore: magnifica quella di un ricchissimo Zenda che venne offerta, nella festa del 1877, alle belle dame intervenute.
Ma il punto culminante della “sortita” (di quando cioè facevano la loro prima comparsa nella Piazza) della festa tradizionale, era la classica barufa nella quale uno dei chioggiotti fingeva attaccar lite, per ragioni di pesca, di gelosia od altro con un compagno. S’interponevano allora gli amici, chi prendeva le parti di uno e chi dell’altro baruffante, e si tiravano, fuori i coltelli quelli che servivano per aprir le ostriche. Cosi la zuffa, giunta al punto culminante, minacciava di diventar cruenta, con gran spavento di chi ignorava la burletta; ma all’improvviso, tra le matte risate di tutti, venivano portate le venerabili bottiglie ed i canestri carchi d’ostriche, ritornava la pace fra i Chiozoti che, voltavano subito el cortelo contro il saporito mollusco, da offrirsi galantemente alle signore.
Cosi per anni ed anni si conservò la Mascherata dei Chiozoti, desiderata ed anche amata sia dalla piazza, che nei dorati saloni dell’aristocrazia; per cui non è meraviglia se ebbe e poeti e musicisti che la celebravano. Ma le costumanze del buon tempo antico, le matte allegrie del Carnevale Veneziano tramontarono: tutto muore o si trasforma. Cosi morirono le mascherate allegre quando, mutato lo spirito dei tempi, i giovani nacquero vecchi, ed i vecchi, bamboleggiando, non lasciarono posto ai giovani.
Ancora nel 1880 la Mascherata fece una ricomparsa, ma ormai i Carnevali Veneziani per reggersi, avevano bisogno di esser condotti a mano dal Comitato delle feste, da inaugurazioni ufficiali, non era più il tempo dell’originale povero pescatore:
che la so vita se la passe i ‘ maare
i mezzo a sento sturzie e baticuori
per davagnarse un puoco de’ magnaare. (1)
(1) David Levi Morenos. La Mascherata dei Chiozoti a Venezia in Natura e Arte Rassegna Quindicinale Illustrata. Anno VII. 1897/1988
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