Le pinzochere della Ca’ Grande, nella parrocchia di Sant’Angelo Raffaele

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Sulla sinistra l'ex Ospizio delle Pinzochere francescane. Sestiere di Dorsoduro

Le pinzochere della Ca’ Grande, nella parrocchia di Sant’Angelo Raffaele

Nella parrocchia dell’Angelo Raffaele esisteva un convento di pinzochere, o terziarie dell’ordine di San Francesco, detto la Ca’ Grande per il gran numero delle ricoverate. Si occupavano le pinzochere, specialmente verso la fine, del quattrocento, nel lavoro dei merletti ed era rinomata tale Marianna Tagliapietra, entrata nel convento non ancora ventenne ma divenuta la beniamina di tutte le suore per le sue doti di bontà e di cuore.

Così il 20 giugno 1512 fu ben triste la notizia che si sparse per il monastero: la povera Marianna era ammalata e la malattia da certi sintomi si presentava grave. Le prime cure le furono prestate dalla badessa Laura Venier, ma peggiorando il male fu chiamato allora Orazio Brescianinifarmacopeo et botanico peritissimo all’insegna dello Spirito Santo” il quale ne capì molto poco e la disgraziata Marianna dopo tre giorni di malattia cadde in letargo e dal letargo, senza pronunciare parola, passò alla morte.

Grande costernazione nel convento: la povera salma vestita con l’abito di San Francesco fu portata nell’oratorio e distesa sopra un tappeto ai piedi dell’altare venne cosparsa di fiori e circondata da ceri in attesa del mattino per condurre le esequie. La prima che volle vegliare la morta fu la badessa Venier, ma non era ancora trascorsa un’ora che un lieve sospiro si udì partire dalla salma, volse su quella gli sguardi la Venier e impallidì di paura: la morta alzata la testa s’appoggiò sopra un gomito, volse intorno le pupille sbarrate e cacciando un urlo si abbattè sul tappeto.

Quando suor Benetta andò a dare il cambio alla badessa trovò questa morta per sincope e la Marianna svenuta. La Tagliapietra visse ancora qualche altro giorno. (1)

L’ospizio delle pinzochere francescane

La famiglia Acotanto fondò nel 1207 un ospizio per ricettare poveri pellegrini, che, dopo alcuni anni, divenne sede di donne ascritte al terzo ordine di San Francesco. Le terziarie, o pinzochere Francescane, furono concentrate, per decreto 18 giugno 1807, con quelle di San Francesco della Vigna. Nel loro locale s’introdusse nel 1812 l’istituto delle suore Oblate di San Filippo, fondato nel 1807 dal sacerdote Pietro Sanzonio della Congregazione dell’Oratorio, e volto all’educazione di povere fanciulle. Dopo il 1841 si ampliò la fabbrica con l’aggiunta di un prossimo edificio, che apparteneva alla famiglia Minotto. (2)

Il convento venne completamente demolito alla fine dell’800, si conservò solamente la facciata che corre ancora oggi lungo la Fondamenta Barbarigo. Sopra quello che doveva essere l’ingresso principale (al civico 2364), un bassorilievo trittico in pietra d’Istria, databile XV secolo, raffigura nel scomparto centrale San Francesco mentre riceve le stimmate, simbolo delle pinzochere francescane. 

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 5 febbraio 1925. 

(2) Giuseppe Tassini. Edifici di Venezia. Distrutti o vòlti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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