
Monumento funebre con figura giacente del doge Francesco Venier, nella Chiesa del Santissimo Salvatore
Nacque Francesco Venier nel 1490, da Giovanni, detto Mosson, e da una figlia del doge Loredan, e fu in giovane età destinato Savio in Terraferma, carica che la Repubblica concedeva per prima appunto a quei giovani che davano indizio di saviezza e di zelo. Infatti corrispondeva Francesco pienamente alle speranze della patria, che questa poco appresso lo destinava a Podestà di Brescia, e nel 1534 a Luogotenente in Udine. Contava poco più di nove lustri d’età, e la molta sua prudenza gli valse ad innalzarlo alla magistratura più gelosa, cioé nel Consiglio dei X, e quindi passava, nel 1537, a Podestà di Padova.
Spedito a Roma quale ambasciatore a Paolo III, vi fu accolto con ogni dimostrazione d’onore da quel pontefice amico dei Veneziani, e si narra che gli predicesse il principato, come avvenne. Tanta era la interezza e giustizia sua, che ripatriatosi, i canonici regolari di San Giorgio in Alga lo elessero Conservatore della loro congregazione, ed il Senato lo destinava Savio del consiglio e poi Consigliere. Da queste cariche d’onore partivo Podestà per Verona nel 1554; e morto il doge Trevisan, veniva assunto al principato.
Il Venier fu cultore degli ottimi studi, per cui vari scrittori gli dedicarono le loro opere, come fra gli altri può vedersi nella vita di lui scritta da Giorgio Renzone. Oltre il ritratto che di Francesco si vede nel fregio della Sala del Consiglio Maggiore, e che é l’ultimo (procedendo quelli degli altri dogi, in ordine, nella Sala dello Scrutinio) si vede la sua immagine, nella Sala dei Pregadi, espressa da Jacopo Palma il Giovane, in otto di presentare alla personificata Venezia le città, pur fatte persone, di Brescia, Udine, Padova e Verona da lui rette prima di salire al ducato.
Il nobilissimo monumento, eretto nella chiesa del Santissimo Salvatore ad onore del Venier per volere di Pietro suo fratello, é opera di Jacopo Sansovino. Si solleva il monumento sopra maestoso stilobate, che eguaglia in altezza il piedestallo dell’ordine ricorrente per tutto il tempio, e serve di sostegno alla mole, che si erge gigante fino a toccare con la sua cima la cornice del sopraornato della chiesa.
E scompartita l’opera in tre intercolunni, risultando più largo il di mezzo mercé un’ arcata, da cui é ricevuto il sarcofago con la statua distesa del duce estinto, il cui piedestallo reca la inscrizione che più sotto riportiamo. Nella mezzaluna dell’arco é collocato un bassorilievo, esprimente Cristo morto in seno della Madre Vergine, a cui si prostrano quinci il nostro doge, e quindi il Serafico di lui protettore; ne gli intercolunni di fianco sono inscritte due nicchie, che accolgono le statue della Carità e della Pietà.
Tutta l’opera é di pietra istriana, tranne i fusti delle colonne e gli specchi dei piedistalli, che sono di greco, e le intarsiature dei campi che rilucono dei marmi più peregrini.
“FRANCISCVS VENERIVS PRINCEPS / PRISCAE MAIORVM VIRTVTIS AC DISCIPLINAE VERE IMITATOR, / NVLLO NEC ADVMBRATAE LAVDIS STIMVLO, NEC PRIVATAE / VTILITATIS ERRORE VNQVAM PERMOTVS, IN REGEN. POPVLIS SVMMAE / CONTINENTIAE, IN DICVNDA SENTENTIA SENATORIAE / GRAVITATIS PACIS ET CONCORDIAE AMANTISS. IN OMNI / SERMONE SAPIENTISS. SEMPER IN PRINCIPATV NIHIL PRAETER / ORNAMENTVM PRINCIPIS QVOD EST IVSTVM IMPERIVM / PVLCHERRIMVM LIBERIS CIVIBVS EXEMPLVM / VIX . AN . LXVI . DIES IlIl . IN PRINCIPATV AN . I . MEN . XI . DIES XXII. / OBIIT . IIII . NON . IVNII . D . LVI.” (1)
(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.















































































