La colazione offerta dal Doge nel giorno di San Girolamo
Il costume dei Dogi di Venezia d’invitare a pranzo i membri delle più cospicue magistrature dello stato, e i principali patrizi, in determinate epoche dell’anno, era molto antico. Gli scrittori di storia patria, raccontano la magnificenza di questi banchetti, della ricchezza dell’argenterie, della lautezza e profusione delle vivande, dei concerti musicali che li accompagnavano, delle rappresentazioni che li seguivano.
Sei erano i giorni stabiliti per questi banchetti, quattro per i pranzi, e due per le colazioni. I pranzi venivano dati nella solennità di San Marco protettore del dogado, nella festa della Ascensione, festa classica per Venezia, nel giorno di San Vito, in cui si commemorava la sventata congiura di Bajamonte Tiepolo, e nel giorno di San Stefano, in cui il Doge, dopo aver visitata la chiesa di San Giorgio Maggiore, per venerarvi il corpo del Protomartire trasportato ed ivi collocato l’anno 1109 nel dogado di Ordelafo Falier, ed ascoltata la Messa, ritornando con gran pompa al Palazzo invitava a pranzo tutti i nobili che per ragione di carica l’avevano accompagnato nel Bucintoro, nonchè, per inveterato costume, gli ammiragli ed i capo maestri dell’Arsenale, che in numero di novanta circa, banchettavano in separate tavole.
Delle due colazioni, la prima veniva offerta dal Doge ai Povegliesi nella domenica seguente la festa della Ascensione, ed era questo uno dei privilegii elargiti dallo Stato agli abitanti di Poveglia, per le tante benemerenze verso la Repubblica e specialmente per il valore dimostrato da quegli isolani, difendendo l’integrità ed indipendenza della patria nella guerra di Pipino e dei Genovesi. L’altra colazione aveva luogo nel giorno dedicato a San Girolamo il 30 settembre.
Il 29 settembre, giorno di San Michele, per legge del veneto governo, era stabilito si rinnovassero alcune cariche che reggevano le sorti della Repubblica, tra i quali capi della Quarantia Criminal, che componevano la Signoria o Consiglio Minore, i Savi Ordinari e i Savi di Terraferma, i quali componevano il Collegio o Pien Collegio, oltre ai capi del Consiglio dei Dieci e la Zonta (aggiunta) dei Pregadi, era giorno di forti emozioni per i patrizi, di soddisfazione per gli uni, di sconforto per gli altri. Il giorno successivo, ricorrenza di San Girolamo, il Doge invitava a colazione gli eletti, alla quale assistevano pure il Cancellier Grande ed alcuni fra i principali segretari. (1)
Alfine di accogliere più degnamente i convitati si edificava in Palazzo Ducale, correndo il 1620 ed essendo doge Antonio Priuli, una apposita sala (in quello che è oggi il Palazzo Patriarcale), che per una galleria andava a congiugnersi alle stanze del principe. Appellata Sala dei banchetti, Domenico Bruni, e Jacopo Pedrali ne dipingevano il soffitto a fresco con varie architetture e in tre compartimenti, nei quali operavano Filippo Zanimberti e Giuseppe Alebardi, rappresentando Matteo Ingoli, in quel di mezzo, Venezia a mensa con Nettuno; lo stesso Zanimberti, Sante Peranda e il giovane Palma abbellivano le pareti della sala con tele. Nel passato secolo Jacopo Guarana dipingeva a fresco nuovamente il soffitto, e vi si appendevano tre quadri: due di Nicolò Bambini figuranti il Tempo, che scopre la Verità, e la Virtù, che scaccia i Vizi, l’altro di Antonio Molinari rappresentante il Trionfo di Bacco. (2)
(1) Archivio Veneto. Anno XVII. Stabilimento Tipografico Fratelli Visentini. Venezia 1887
(1) Fabio Mutinelli. Lessico veneto, compilato per agevolare la lettura della storia dell’antica Repubblica di Venezia. Tipografia di Giambattista Andreola, Venezia 1852.
FOTO: foto dalla rete. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.
















































































