Busto del cardinale Angelo Maria al secolo Girolamo Querini, nel portico del piano nobile del palazzo Querini Stampalia

0
32
Busto del cardinale Angelo Maria al secolo Girolamo Querini, nel portico del piano nobile del palazzo Querini Stampalia

Busto del cardinale Angelo Maria al secolo Girolamo Querini, nel portico del piano nobile del palazzo Querini Stampalia

Girolamo nacque il 20 marzo 1680 a Venezia, da Paolo Querini Procuratore di San Marco e da Cecilia Giustiniani. A sette anni fu mandato a Brescia dove ebbe la sua prima educazione dai Gesuiti. Il 31 dicembre 1696 vesti l’abito dei Monaci Benedettini Cassinesi a Firenze nel Monastero della Badia, e fu allora che il nome battesimale di Girolamo cambiò in quello di Angelo Maria. Il Querini dimorò in quel cenobio, dove oltre all’ingigantirsi nelle sacre scienze e nella filologia, fece di rendersi ben affetto agli scienziati che vivevano in Firenze; grazie a loro compiutamente apprese la lingua greca. In breve tempo si vede eletto ad insegnare le lingue greca ed abraica ai giovani suoi confratelli; ed egli per accenderli vieppiù nei biblici studi pubblicò l’orazione: De mosaicae historiae praestantia.

Nel 1710, in compagnia di suo fratello, Querini parti per alla volta della Germania; da dove passò in Olanda, poi a Londra. Pervenuto in Francia, si fermò nel monastero dei Maurini a San Germano, ed accoltovi con speciale affezione, non gli mancarono occasioni di girare tutte le principali città di quel regno, di vedere pressochè tutti i più cospicui monasteri, ed in prima quelli del benemerito suo Ordine. Seppure a malincuore per dover abbandonare tanti uomini dotti, della stretta amicizia coi quali egli si gloriava, pure, tenendo la strada di Lione e della Savoia, dopo la metà d’aprile del 1714 giunse a Genova, indi ripatriò; e nel cenobio di San Giorgio Maggiore con effusione di cuore abbracciò i parenti, gli amici, i suoi monaci.

Poco tempo vi dimorò, perchè essendo deputato dal suo Ordine a scrivere la storia monastica d’Italia, dovette attingere qua e là documenti, anzi in quell’anno a tal fine si recò a Roma, e nel 1717 offrì al pontefice Clemente XI il primo suo lavoro storico: Dissertatio de Monastica Historia conscribenda. Stampò poi nel 1721 le opere: Vetus officium Quadragesimale Graeciae orthodoxae recognitum; Diatribae ad priorem partem veteris officii; De Ecclesiastic. offic. apud Graecos antiquitate: De hymnis quadragesimalibus Graecorum; De aliis canticis Graecorum. Nell’atto in cui a queste, e alla sua grande opera attendeva, Innocenzo XIII lo nominava vescovo di Corfù.

Ricevuta in Roma la consacrazione, nel 1723 con soddisfazione approdò a quell’isola. La sua dimora lì dischiuse innanzi vastissimo campo alla sua erudizione; ed egli valorosamente lo percorse nella sua opera, che fama gli accrebbe ed onore: Primordia Corcyrae ex antiquissimis monumentis illustrata, da lui poi mandata in Brescia novellamente alla luce, con giunte copiose, nelle quali corresse vari errori di uomini sommi, sulla interpretazione di alcuni passi di Classici Greci.

Erano quattro anni passati, quando Benedetto XIII dalla sede di Corfù, lo trasferiva alla cattedra di Brescia, e poco stante della porpora cardinalizia lo adornava. Clemente XII in appresso lo nominò Bibliotecario del Vaticano. Benedetto XIV, che gli donava la sua amicizia, e del l’Opera sua soventi volte si serviva, lo elesse a Prefetto della Sacra Congregazione dell’Indice.

Il Querini in un podere d’appresso alla città, denominato Sant’Eustachio, a tutte sue spese diede opera ad erigervi un nuovo e magnifico edifizio, in cui si avessero gli eletti del Signore ad unire in comune abitazione ed addestrarsi al santo ed utile loro ministero. Brescia mancava di un duomo degno di lei.

Si era iniziato fino dal 1604, sui disegni del bresciano architetto Giambattista Lantana; ma rimasti fino all’epoca sua sospesi i lavori, il cardinale, profondendovi molto del suo oro, si accinse alla grandiosa împresa di farvi continuare l’erezione della magnifica mole; ed, in quanto a lui spettava, nulla si ommise perchè essa si affrettasse al perfetto compimento; locchè però dato non gli fu di vedere, perché la morte lo privò di tanta consolazione.

Fino dall’anno 1745 Querini ravvolgeva inmente il nobilissimo pensiero di arricchire Brescia di una libreria che le tornasse di giovamento e di decoro. Il perchè col proprio riacquistava i molti libri e pregevolissimi, tra ii quali primeggia il famoso Dittico, il quale un tempo spettava a Paolo II, che da una parte rappresenta gli Amori di Elena e Paride, e dall’altra Amore che offre loro una corona, e che formò oggetto delle disquisizioni di valorosissimi dotti. Della biblioteca, e dell’archeologica raccolta, regalata la città, Querini alla civica rappresentanza in perpetuo la custodia ne affidava.

Dettò la Vita di Paolo II, scrisse Della eccellenza della Storia di Mosè, diede in luce le molte ed eloquentissime sue Omelie. Amonumento poi del vasto sapere del Querini rimarranno sempre vive quelle cento Latine Epistole, in dieci Decadi divise. Ritornando noi piuttosto alle opere del suo cuore, egli giova sapere che più chiese abbellì in Roma, più altre in altre città. Adornò in Milano la sepolcrale cappella, dove giace il corpo di San Carlo Borromeo, di parecchie statue di solido argento rappresentanti le virtù del santo arcivescovo.  La morte lo colse la notte del 7 gennaio 1752. (1)

(1) Giuseppe Veronese. Panteon Veneto o di alcuni Veneti illustri. Tipografia Giambattista Merlo. Venezia 1860

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.