Lorenzo Priuli Doge LXXXII. Anni 1556-1559

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Sala dello Scrutinio. Jacopo Robusti detto Tintoretto. Ritratto di Lorenzo Priuli

Lorenzo Priuli Doge LXXXII. Anni 1556-1559 (a)

Fra le pubbliche acclamazioni di gioia, il dì 14 giugno 1556, Lorenzo Priuli, veniva assunto al principato; e fu sì caro alla moltitudine, che festeggiò solennemente l’ingresso in palazzo e la coronazione in duchessa della di lui moglie Zilia Dandolo; funzione che dal tempo di Pasquale Malipiero, cioè dal 1457, non si era più veduta, e che largamente fu descritta dal Sansovino nella sua Venezia.

La peste però e la carestia, che da questa ne derivò, sparsero desolazione e lutto; ma le incessanti cure del Senato, e massime l’attività e zelo del provveditore alla sanità, Pietro Da Mosto, valsero ad impedire la maggior propagazione del morbo, ed a fornire la città doviziosamente d’annona.

La vigilanza anche della Repubblica per conservare la pace fu di questi tempi operosa; imperocché la guerra, che da un lato pareva doversi rompere inevitabilmente tra l’inquieto pontefice Paolo IV e Filippo II, e dall’altro, le armi di questo ultimo, venute nuovamente a prova contro Francia a sommuover l’Italia, tutto ciò fu con molta austerità e prudenza guardato e diretto dal Senato, cogliendo con fina politica l’opportunità della sanguinosissima battaglia di San Quintino perduta dai Franchi, per interporsi validamente fra le parti, onde condurle a pace. La quale dopo molte difficoltà fu conchiusa il 5 aprile 1559, tra Francia, Spagna e Savoia, per cui ebbero fine le guerre d’Italia dopo oltre dodici lustri di perpetuo armeggiare.

Anche il Pontefice, a merito dei Veneziani, che gli negarono aiuto, aveva dovuto, fin dal 1557, piegare a pace, ottenendola a buoni patti, cioé con la restituzione di tutte le sue terre; pace che poi si consolidò viemaggiormente con la sua morte, accaduta il 18 agosto 1559.

Il Turco puranco non quietava dall’affliggere l’Ungheria, perpetuo campo alle sue armi. Alla notizia dei grandi apparecchi marittimi di esso Turco, la Repubblica del pari metteva in mare una flotta capitanata da Pandolfo Contarini, il quale però ebbe il solo incarico di dare la caccia ai pirati che infestavano il golfo. Incontrati questi, vennero da lui perseguitati fin sotto le mura di Durazzo: per lo che, temendo la Repubblica di venire a rottura col Turco, richiamava il Contarini a render conto a Venezia; pagava al sultano mille ducati per il ristauro delle mura di quella città, bombardata dal Contarini stesso, ed in suo luogo gli surrogava Jacopo Celsi.

Così eran le cose, quando venne a morte, il dì 17 agosto 1559, doge Lorenzo Friuli, in età di anni 79, lodato da Leonardo Giustiniano, e sepolto nell’arca dei suoi maggiori a San Domenico; ove aveva egli ed il fratello eretto una sontuosa cappella.

La pietà del nipote Lodovico gli faceva erigere, unitamente al doge Girolamo suo padre, cospicuo monumento nella chiesa del Santissimo Salvatore (b).

Al suo tempo, cioè nel 1557, s’instituì la pia casa dei Catecumeni, stabilitasi allora provvisoriamente nella parrocchia dei Santi Ermagora e Fortunato, poi nel 1570 trasportata nella contrada di San Gregorio.

Il breve che sta a sinistra del ritratto di Lorenzo, dice, con molta diversità dal Sansovino e dal Palazzi, i quali dopo l’ultima parola reduxi, aggiungono: ut, ex Italia diuturnis bellorum incommodis afflictata, irruptiones atque arma exterarum gentium salubri consilio pellerentur.

OPTIMARUM. ARTIVM STVDIIS CLARVS, PESTILENTI LVE SEDATA, ADMIRARILI PRVDENTIA ADMINISTRATA REP. PONTIFICEM AC CAESAREM NEAPOLITANO BELLO DISTRACTOS, IN PRISTINAM AMICITIAM REDVXI. (1)

(a) Vari genealogisti, ed altri diversi scrittori, quali il Zabarella, nella sua Christina Augusta, Nicolò Caravallo Germani, nell’Orazione al doge Antonio Friuli, Andrea Chiavenna, nell’Historia Brandolina, il Frescot ec, citati dal Coppellari, affermano provenuta In famiglia Priuli dagli antichi re d’Ungheria; mentre Francesco Cividale, nell’Orazione recitata ni doge predetto, la dice venuta da una città di Eraclea appellata da lui Priula, e Vincenzo Bianco, in altra Orazione detta al doge stesso, la fa uscita da Marsiglia unitamente ai Priuli nobili milanesi. Ad onta però di siffatte contraddizioni, convengono tutti nell’affermare conferita, intorno al 1100, la nobiltà veneziana a Silvestro Priuli cavaliere, figlio di Zaccaria, o, come vuole il Chiavenna, figlio di Michele, principe di Ungheria. Nella serrata del gran consiglio rimasero esclusi i Priuli, ma furono riassunti al patriziato per aversi dimostrati fedeli in occasione della congiura di Boemondo Tiepolo. Da quel punto annoverò questa famiglia tre dogi, quattro cardinali, assai prelati e procuratori di san Marco, generali, senatori ed altri molti uomini illustri. Monumenti della pietà dei Priuli sono varie chiese da essi restaurate od abbellite, tra cui quelle di san Pietro di Castello, di san Lorenzo, di san Domenico e del Santissimo Salvatore. Una linea di questa casa godé la contea di Sanguinetto nel Veronese, e tutta poi usò per arme uno scudo palleggiato d’oro e di azzurro di sei pezzi, sotto un capo vermiglio.

Doge Lorenzo nacque nel 1480 da Luigi, e nel 1511, per avere prestato sei libbre d’oro alla patria, in occasione della guerra contro i confederati a Cambrai, ottenne la carica di savio agli ordini, a cui non poteva giungere per la sua giovinezza. Fu quindi insignito della dignità di cavaliere, e, nel 1523, spedito ambasciatore a Carlo V imperatore; e due anni appresso mandato nella stessa qualità nella Spagna. Coprì poi le cariche di consigliere, nel 1533; di luogotenente di Udine, nel 1537; di capitano di Padova, nel 1544, e nel 1552, nella stessa qualità a Verona: poi, nel 1554, fu di nuovo consigliere, correttore delle leggi, ed ambasciatore a papa Paolo IV, e finalmente eletto doge, come più sopra dicemmo. Fu lodato il Priuli dagli storici per prudenza, pietà e dottrina, e quale appassionato raccoglitore di antiche medaglie, ai quei tempi quasi il solo; somministrandone, massime al Vico, in gran copia, per cui questo poté arricchire ed illustrare le sue opere numismatiche. Oltre il ritratto di lui esistente nel fregio della sala dello Scrutinio, si vede la sua immagine, unitamente a quella di suo fratello Girolamo, che lo seguì nella ducea, prostrata davanti al Salvatore in gloria, sopra la porta d’ingresso della sola di Pregadi, dipinta da Iacopo Palma Juniore.

(b) Il monumento dei dogi fratelli Lorenzo e Girolamo Priuli, fu per disposizione testamentaria ordinato da Lodovico, figlio dell’ultimo. Desso é veramente magnifico, ornato di colonne di cipollino con basi e capitelli di bronzo. Disposto negli intercolunni, in due ordini, il superiore accoglie entro nicchie, fiancheggiate da colonne di paragone due simulacri dei santi Lorenzo e Girolamo, omonimi dei principi: nell’inferiore si eleva i due lettisterni, sopra i quali giacciono le statue dei defunti, coperti dei paludamenti ducali, posti ad oro. Architetto di esso monumento fu Cesare Franco, e scultore Giulio Dal Moro.

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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