Calandrea Bremani, galeotto, sacrilego (1746)

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Molo di San Marco - San Marco

Calandrea Bremani, galeotto, sacrilego (1746) 1

Nativo di Longone in quel di Milano, si era arruolato nelle venete milizie stanziate in terraferma. Colà venuto a contesa con un suo compagno d’armi lo ferì mortalmente con la spada, e perciò fu condannato alla fucilazione, pena che venne per grazia tramutata in quella di dieci anni di galera. Si ritrovava egli sulla fusta ancorata di faccia la Piazzetta di S. Marco2, e correva il 30 agosto 1746, giorno destinato alla generale comunione dei galeotti. Sorgeva in mezzo del naviglio un altare di legno, sopra cui il sacerdote offriva al cielo il sacrificio della messa, e quindi in ginocchio i condannati, ad uno ad uno si accostavano alla mensa eucaristica. Venuta la volta del Bremani, anche egli mosse verso l’altare, ed accolse in bocca la sacra particola, ma non si tosto la ebbe accolta, che rabbiosamente la sputò in terra, e proferendo orrende bestemmie, la calpesto sotto i piedi. A tanto eccesso rabbrividirono gli astanti, fu sospeso il sacro rito, né si tardo a mandar notizia del fatto ai decemviri. Essi ordinarono che il sacrilego venisse tradotto a terra, e dopo corto processo, lo fecero il 27 settembre 1746, nell’età d’anni 31, decapitare, e poscia abbruciare per mano del carnefice.3

ANNOTAZIONI

1 Registri dei Giustiziati, e Criminali: Vol. CXXXVI.
2 Di questa fusta si disse a Pag. 195, Annot. 6 [Cap. LII, nota per l’edizione elettronica Manuzio].
3 Criminali Vol. CXXXVI, Pag. 37

GIUSEPPE TASSINI. Alcune delle più clamorose condanne capitale.  (VENEZIA, Premiata tipografia di Gio. Cecchini 1866)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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