Sior Tonin Bonagrazia, una maschera sottile e arguta
Si fingeva nobile di Torcello, “Conte senza contea, Marchese (da parte de me siora madre), possidente de l’aria e del fumo de tuto Torcelo“, e di diceva “erede dell’ombra di tutti gli alberi, ed usufruttuario dell’aria di tutti gli orti. e del diritto esclusivo di andare in prigione per debiti“, e si faceva chiamare sior Tonin Bonagrazia, ma il suo vero nome era Antonio Cagnolini ed era figlio di un barbiere di Cannaregio.
Il sior Tonin era una figura caratteristica di Venezia che i nostri vecchi nell’Ottocento avevano udito mentre raccontava storielle in piazza San Marco, tra le risate e gli scherni della gente.
Il povero vecchio cercava di far ridere spremendo qualche misero quattrino più dalla compassione che dall’ammirazione del suo pubblico, ricavava il suo personaggio da Tonin Bellagrazia uno dei personaggi della commedia Il Frappatore di Carlo Goldoni, conservava il vecchio costume con i calzoni corti, col tricorno e il codino, portava anelli di ottone con pietre di ceralacca e mentre parlava si metteva per vezzo il dito mignolo su le labbra.
Il popolino amava quel povero diavolo che pareva la caricatura del buon tempo andato ma che in fondo ne esprimeva il rimpianto e nei suoi racconti gustava il sapore della vecchia venezianità arguta senza veleno, maliziosa senza scurrilità, con lazzi derivati dalla commedia dell’arte. (1)
(1) Pagine Istriane. Capodistria Gennaio-Febbraio 1912
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