Le chiavi di volta del Palazzo Contarini Sceriman ai Gesuiti, nel Sestiere di Cannaregio

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Palazzo Contarini Sceriman o Seriman ai Gesuiti. Sestiere di Cannaregio

Le chiavi di volta del Palazzo Contarini Sceriman ai Gesuiti, nel Sestiere di Cannaregio

Si deduce da Francesco Sansovino che questo palazzo archiacuto venne fondato nel secolo XIV dalla famiglia Dolce, e noi troviamo che un Nicolò Dolce, figliuolo di Girolamo, e sposo di Modesta Amadi, lo possedeva anche nel successivo secolo XV. Nel secolo XVI però, come attesta il medesimo Sansovino, era passato in un ramo dei Contarini, lo stemma dei quali scorgesi tuttora sul muro costeggiante la Calle Venier.

Apparteneva ai Contarini anche ne 1638 in cui Contarina Contarini consorte Piero Priuli q. Michiel, con istrumento 31 maggio in atti del vencto notaio Angelo Schietti, lo vendeva ad Alberto Gozzi dalla seda, cosi denominato perchè teneva un negozio di panni di seta in Calle dei Toscani a Rialto, quegli che nel 1646 venne assunto al Veneto patriziato in premio di aver sovvenuto con danaro la Repubblica nell’aspra guerra di Candia.

Alla morte del Gozzi, benemerito altresì per aver concorso all’erezione dell’eremo dei Camaldolesi in San Clemente di Murano, e per il ricco altare fabbricato in chiesa di San Moisè, le di lui facoltà passarono nei figli Gabriele, Prospero, Domenico, e G. Antonio.

Fu a questi tempi che sotto i veroni del palazzo Gozzi ai Gesuiti successe un deplorevole caso, ravvolto tuttora nelle tenebre del mistero. In una notte oscura e piovosa dell’anno 1676 Leonardo Loredan q. Francesco venne ritrovato, privo di sensi, in un battello fermo accanto al prossimo ponte, detto allora del Gozzi, ed oggidi dei Sartori. Trasportato nel palazzo, fu riconosciuto in breve per morto. Chi voleva che il Loredan, sorpreso da un accidente nell’ascendere il ponte, precipitasse, e dando il capo sul battello, s’accoppasse. Chi, per il contrario, che i parenti d’una sua ganza volessero vendicarsi dell’onta, ed uccisolo a colpi di randello, lo gettassero giù del ponte. Altri finalmente che vi entrasse il braccio degli Inquisitori di Stato, opinione questa accolta con favore dagli avversari del Veneto governo.

Ma, ritornando al palazzo, nel quale ebbe stanza per qualche tempo l’accademia degli Industriosi, prima di trasportarsi in Ca’ Morosini dal Giardino a San Canciano, un altro Alberto Gozzi, nipote del precedente, con suo testamento 26 agosto 1698 in atti di Alessandro Bronzini, lo lasciò con tutti i propri beni ai quattro ospitali degli Incurabili, Pietà, Mendicanti, ed Ospedaletto, nonchè al monastero delle Convertite, prescrivendo solo che, vita durante, ne fosse usufruttuaria la moglie Andriana Donà.

Essa però, ritiratasi in seguito fra le Cappuccine di Castello, rinunzió all’usufrutto, mediante convenzione 16 settembre 1752, in atti Carlo Gabrieli, ed ecco il palazzo andar all’incanto, e venir acquistato, con istrumento 13 gennaio 1726 M. V. in atti Giovanni Garzoni Paolini, da Stefano Sceriman q. Gasparo, disceso da nobile famiglia, venuta da Julfa d’Hispahan sul finire del secolo XVII, celebre per prelati, generali e dignitari, e fregiata da Innocenzo XII della Romana cittadinanza, e dall’imperatore Leopoldo I del titolo comitale d’Ungheria.

Ai nostri tempi G. Battista Sceriman, nipote di Stefano, rimasto ultimo della sua linea, con testamento fatto in Este il 7 giugno 1850, e pubblicato presso la I. R. Pretura di Venezia il 13 gennaio 1854, legò il palazzo medesimo all’istituto Manin. (1)

Sulla facciata del palazzo Sceriman, prospiciente il Rio dei Gozzi, sono infisse due chiavi di volta, una sull’arco del portale d’acqua con la testa di un uomo baffuto e con il naso aquilino, e l’altra sopra il finestrone del piano nobile con la testa di un giovane con l’elmo.

(1) Giuseppe Tassini. Alcuni palazzi ed antichi edifici di Venezia. Tipografia Fontana 1879

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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