L’Accademia dei Granneleschi e il caffè Menegazzo

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Campo San Zulian. Antica sede del Caffè Menegazzo. Sestiere di San Marco

L’Accademia dei Granneleschi (a) e il caffè Menegazzo

Nel pomeriggio del 5 aprile 1745 il giovane patrizio Daniele Farsetti e altri nobili passeggiavano nei pressi della chiesa di San Domenico a Castello, quando seppero che nel convento si festeggiava la ricorrenza annuale di San Vincenzo Ferreri. Curiosità li spinse ad entrarvi, mentre un prete, tale Giuseppe Sacchellari di Santa Trinita, declamava una sua bizzarra poesia ad onore del Santo, infarcita di così strane parole da muovere le grasse risate degli uditori. I patrizi presero parte alla festa e furono applausi, sghignazzate e grugniti, e il prete rispondeva con inchini, saluti, sorrisi. Finita la cerimonia il poeta fu invitato dai giovani in Merceria San Giuliano al Caffè Menegazzo, così chiamato dal proprietario Mènego grande e grosso e qui tra risa e strani versi declamati dal prete, venne su proposta del Farsetti fondata l’Accademia del Granelleschi ed eletto il Sacchellari principe Arcigranellone.

La sera dopo, tra caffè e rosoli, vi fu l’investitura: Giuseppe Sacchellari era al colmo della gioia, e dalle bibite fatto più audace si alzò declamando a gran voce:  Il prete: I Granelleschi arcicontenti, spandono il verbo ai quattro venti, eletto principe … Il Farsetti: Arcibestione … Il prete: Io vi ringrazioe tutti: Viva il coglione!

La scena finì in Piazza con il Sacchelari portato a spalla dai nobili, e tra questi c’era anche Gasparo Gozzi. Dopo un mese di buffonerie la farsa finiva, e per opera del Gozzi stesso sorgeva dalla farsa la vera Accademia dei Granelleschi di cui facevano parte i fratelli Gozzi, il Farsetti, Giuseppe Baretti, Lugi Querini, Sebastiano Crotta, Bartolomeo Vitturi e altri insigni cultori del bello. Fu appunto tale accademia, nata tra il riso e la beffa al caffè Menegazzo, che contribuì in gran parte da palazzo Farsetti, a tener vivo in tutta Italia l’amore alla classica poesia. (1)

(a) Da granello; testicolo del montone, per metafora uomo sciocco

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 23 gennaio 1926.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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